Crocifisso: è con l’ignoranza che si alimentano le divisioni

Novembre 17, 2009 at 12:04 pm | In informazione, politica, sansepolcro | Leave a Comment
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Riflessione sul comunicato del sindaco di Sansepolcro
sulla sentenza della Corte Europea sul Crocifisso

Se uno crede non ha bisogno di simboli da vedere o toccare, la fede è una questione prima di tutto intima, poi ovviamente può essere manifestata, diffusa, ma mai imposta. Non mi ha dunque mai appassionato più di tanto questo tema.
Ora, caro Sindaco, non avrei onestamente idea di cosa dire a Giotto e a Piero della Francesca, anche perché ho onestamente altre frequentazioni…tuttavia vorrei far notare che nel suo comunicato ufficiale (!)  c’è un mix di ingredienti inconciliabili, soprattutto se si pensa che quel testo è scritto da un sindaco.
Nessuno, tanto meno l’Unione Europea, si sognerebbe mai di dire nulla sul Volto Santo…a meno che la chiesa in cui si trova non diventasse una scuola, ma mi sembra un’eventualità piuttosto remota (sebbene con l’incertezza dimostrata dalla sua amministrazione comunale sul tema dell’edilizia scolastica ormai non ci stupiremmo di nulla!).
Come saprà, caro sindaco, anche perché ex insegnante, la presenza del crocifisso nelle aule è prevista non da norme divine, ma da un molto più prosaico regolamento sugli arredi scolastici. Per la normativa italiana insomma, difendere il crocifisso o la lavagna è la stessa cosa.
Potrà sembrare una cosa un po’ rozza e su questo posso essere d’accordo, ma la regola è questa. Se si vuol proporre di modificare la norma è un conto, altrimenti di cosa parliamo?
Caro sindaco, lei cita poi la Croce Rossa, come se fosse un simbolo religioso, ma dovrebbe sapere che questa interpretazione è solo una stortura. In origine il simbolo della Croce Rossa internazionale venne “copiato” da quello della bandiera svizzera, semplicemente invertendone i colori. Il significato di quella bandiera era “neutralità”. Solo successivamente qualcuno volle affibbiarle significati religiosi, da cui poi sono nate la Mezzaluna Rossa, la Stella di David Rossa…fino alla scelta di un nuovo simbolo, il Cristallo Rosso, che dal 2005 ha iniziato a sostituire tutti gli altri per restituire a questa nobilissima istituzione il significato unitario originale.
La croce non è, né può diventare simbolo di divisione. Lo diventa tuttavia proprio quando importanti esponenti pubblici come lei si lasciano andare a dichiarazioni sconsiderate e francamente profondamente ignoranti in materia.
Lei ha frequentato spesso le comunità islamiche cittadine da quando è sindaco, perché non chiede loro se si sentono offesi dalla Croce? Le risponderanno che Cristo è considerato dal Corano uno dei grandi profeti. Secondo loro, semplicemente, non è morto in croce, ma è stato sostituito da un’altra persona (una lettura diversa dell’episodio di Simone di Cirene che si può leggere anche nella Bibbia).
Alcuni giorni fa un grande giornalista italiano chiudeva un suo editoriale con queste parole, che credo siano pienamente adatte a chiudere anche questa mia riflessione: “Oggi i peggiori nemici del crocifisso sono proprio i chierici. E i clericali.”

Mirco Giubilei

Viareggio, Messina…e giù lacrime (di coccodrillo)

Ottobre 3, 2009 at 3:03 pm | In architettura, politica | Leave a Comment
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Purtroppo la frana di Agrigento (1966) non ha ancora insegnato niente…è vergognoso vedere politici che piangono lacrime di coccodrillo sul disastro di Messina dopo che hanno approvato condoni edilizi e ogni sorta di leggi a favore di chi viola sistematicamente le leggi.

Servirebbe una vera cultura urbanistica, ma purtroppo temo che l’Italia, dopo averla insegnata al mondo (le prime leggi urbanistiche del 1865 sono un vanto per la nostra storia!) è stata la prima a dimenticarsene i principi…ecco dunque che paghiamo le conseguenze drammatiche di edifici costruiti abusivamente o peggio con tanto di licenza comunale a due passi dalla stazione di Viareggio o su un’area ad alto rischio idrogeologico…o sulla collina sopra Casa Buitoni che sta franando…OCCHIO!

Principali condoni edilizi in Italia dal 1973 ad oggi

C’è un Fatto nuovo in edicola!

Settembre 23, 2009 at 5:39 pm | In informazione | Leave a Comment
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Esce in silenzio e dal silenzio dei media tradizionali, ma per il popolo della Rete non è una novità. Stamattina sono andate a ruba in poco tempo le circa 100.000 copie stampate (oltre alle 30.000 spedite in abbonamento) del nuovo giornale “il Fatto Quotidiano”.

Il giornale, che già nel nome rievoca la grande lezione di giornalismo di Enzo Biagi e che cita spesso e volentieri Montanelli, giunge nelle edicole dopo una campagna di abbonamenti durata tutta l’estate e iniziata con una grande serata di spettacolo e informazione al Teatro Alphaeus di Roma, lo scorso 8 luglio. Quella sera sono state proiettate in sala (e sono tuttora visibili in Rete sul sito del neonato giornale) immagini censurate dai TG oltre alla riproduzione audio di numerose intercettazioni telefoniche di un certo interesse debitamente tenute nascoste dai canali tradizionali dell’informazione RAI e Mediaset.

La peculiarità principale della nuova testata è quella di essere l’unico foglio a tiratura nazionale che non percepirà nessuna sovvenzione dallo Stato né dai grandi gruppi economici. La proprietà della testata non farà riferimento a gruppi politici né imprenditoriali, ma sarà esclusivamente dei 12 giornalisti componenti la redazione (tra cui spiccano le firme di Oliviero Beha, Luca Telese, Pino Corrias, Peter Gomez, Marco Travaglio, Furio Colombo e del direttore Antonio Padellaro) e dei 30.000 “soci” che hanno sottoscritto l’abbonamento in questi mesi.

Un esperimento del tutto nuovo per l’Italia, ma già prassi consolidata negli altri paesi. I finanziamenti dello Stato ai giornali vengono dati sulla base delle copie stampate, quindi un giornale potrebbe anche non vendere nessuna copia, ma riceverebbe comunque il contributo statale. In assenza di tali sovvenzioni evidentemente un giornale come il Fatto Quotidiano avrà un solo modo per sopravvivere e crescere: mantenere la propria credibilità. Solo così infatti riuscirà a non perdere lettori…i suoi unici finanziatori.

Indipendentemente da ogni considerazione questa scommessa merita rispetto e ammirazione, riflettendo quella volontà a non avere padroni che Montanelli espresse come più alto desiderio nella sua carriera gironalistica e nella sua vita. Anche in sua memoria il Fatto raccoglierà un difficile testimone, ma certamente sarà una voce nuova, fuori dal coro e certamente libera dai condizionamenti inevitabili che chi finanzia un giornale immancabilmente pone ai giornalisti.

Il Fatto Quotidiano è reperibile in tutte le edicole della Toscana e dell’Umbria (dove manca arriverà a breve).

Il primo numero è inoltre scaricabile in formato pdf dal sito del giornale.

Buon lavoro al Fatto Quotidiano, nella speranza che le voci libere nel giornalismo possano sempre moltiplicarsi e difenderci dal rischio sempre più concreto dei “pensieri unici”.

Gli ordini non si discutono…si cambiano!

Settembre 21, 2009 at 6:08 pm | In politica | Leave a Comment
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In questi giorni l’atmosfera del lutto nazionale ha coinvolto un po’ tutti e in fondo è anche giusto che sia così. Quando muoiono dei giovani, soprattutto in maniera così drammatica, è sempre una brutta notizia da dare e da leggere.

Voglio però riflettere senza il peso opprimente della troppa retorica di queste ore. Quei ragazzi meritano il rispetto di tutti gli italiani e le loro famiglie meritano ugualmente il sostegno concreto dello Stato. Uno Stato che gli ha dato degli ordini, cui hanno sempre risposto “presente”.

Gli ordini, quando si ha una divisa, non si discutono. Questo tuttavia non esclude che tali ordini possano essere sbagliati.

La guerra in Afghanistan, fin dalle prime settimane, è apparsa come una forzatura esasperata. Come ritorsione contro un attentato terroristico in cui 20 kamikaze quasi tutti dell’Arabia Saudita hanno colpito gli USA, veniva dichiarata guerra a un paese che…non era l’Arabia Saudita.

“Bin Laden si nasconde in Afghanistan” si diceva. Se fosse stato vero non ci sarebbe stato bisogno di dichiarare guerra, bastava un’azione di intelligence. Bastava la CIA, non servivano i marines. Non serviva dichiarare quella guerra e a nulla serviva la successiva occupazione militare del paese, fase cui ha partecipato e partecipa attivamente anche l’Italia.

“Porteremo la democrazia in Afghanistan”. Questo è diventato lo slogan principale nei mesi successivi a una guerra che ancora non trovava giustificazioni. Poche settimane fa ci sono state le elezioni in Afghanistan…più di un milione di voti truccati, violenze assurde, minacce…

La domanda da porsi è “cosa stanno facendo i nostri soldati laggiù?”. Loro non hanno colpe, eseguono ordini e rischiano la vita in una missione che -sempre che lo sia mai stata- non è di pace, ma di guerra. In Afghanistan è ormai in atto una guerra civile in cui si fronteggiano fazioni violente, certamente ben poco democratiche.

Ci è stato detto che i nostri soldati erano in Afghanistan per garantire una transizione democratica, ma la democrazia non è quella di Karzai e dei suoi signori della guerra, esattamente come non era certamente democratico il regime talebano.

I nostri soldati obbediscono, come è loro dovere. Anche se l’ordine è quello di difendere un regime contro le azioni di guerriglia dei sostenitori del regime precedente. Loro non hanno la possibilità di discutere gli ordini, ma la politica deve fugare il dubbio -profondo- che gli ordini siano sbagliati.

Non ha senso che i nostri soldati difendano un dittatore mascherato come Karzai. I dittatori si combattono, non si difendono! Questo deve valere anche per un paese che ultimamente ha reso fin troppi onori ad altri dittatori come Putin e Gheddafi…

Questione di “tituli”

Settembre 4, 2009 at 1:19 pm | In informazione, politica | Leave a Comment
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Boffo purtroppo non aveva i “tituli” come direbbe Mourinho per fare la morale a nessuno. Quando si patteggia una pena si ammette comunque una colpa e questo espone in futuro inevitabilmente ad attacchi, sebbene lo “stile” di Feltri sia assolutamente quanto di più indecoroso possa vedersi nel giornalismo italiano. Ora Avvenire dovrà scegliersi un nuovo direttore senza scheletri nell’armadio e continuare a dare una informazione seria e imparziale, non devono far altro. Quello che è grave è il clima di minaccia introdotto nella vita politica e giornalistica da Feltri e dal suo editore…a cui si può rispondere tuttavia solo ed sclusivamente avendo i “tituli” per farlo. Lo scandalo sessuale che ha coinvolto Berlusconi non è gossip, ma si innesta in un contesto di ricatti e controricatti cui un premier non dovrebbe -in condizioni normali- essere esposto. Siamo allo stesso discorso, ma in democrazia (purtroppo) è sufficiente avere più voti degli altri per comandare, indipendentemente dai “tituli” morali e dalla statura (etica) di chi è chiamato a tale compito. Servirebbero giornali e giornalisti indipendenti dalla politica, liberi di scrivere e soggetti al solo giudizio dei lettori anziché degli editori e dei pubblicitari. Servirebbero giornali non finanziati dallo Stato e dalle grandi banche/gruppi imprenditoriali (su cui ovviamente non potranno mai dare una informazione corretta e imparziale). Qualche giornalista con i “tituli” e i giusti attributi per fortuna ancora c’è. Noi del Fendente cerchiamo di fare del nostro meglio nel nostro piccolo territorio, altri ci provano su testate nazionali…anche se sono tutte sovvenzionate dallo Stato. Il prossimo 23 settembre sarà in edicola il Fatto Quotidiano, un nuovo giornale, l’unico ad aver rinunciato alle sovvenzioni statali, l’unico giornale italiano che vivrà solo ed esclusivamente se avrà un buon numero di lettori e di abbonati. Indipendentemente da quello che si possa pensare su quanto verrà scritto su quelle pagine, specialmente di questi tempi, è un atto di grande coraggio e credo i ragazzi del Fatto meritino un grosso “in bocca al lupo”. Un tempo un professore di Sansepolcro ricordava sovente ai propri amici “ricordatevi di non perdere mai il diritto di parlare”. Il diritto di parlare si perde inetivabilmente quando ci si comporta in maniera poco trasparente e si diventa attaccabili, o peggio, ricattabili. Nel giornalismo, come nella vita, è sempre buona regola essere liberi e senza macchia. Si guadagna certamente molto di meno, ma si può camminare a testa alta e addormentarsi sereni la sera…avere i “tituli” non ha prezzo.

No al gasdotto dei terremoti

Agosto 10, 2009 at 12:06 pm | In politica | Leave a Comment
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Leggo da un articolo di BLOGSFERE:
http://petrolio.blogosfere.it/2009/04/il-gasdotto-dei-terremoti.html

Indovinello semplice. Cosa vi ricordano i nomi di queste ridenti cittadine dell’Italia Centrale? Foligno, Colfiorito, Cascia, Norcia, Nocera Umbra, Gualdo Tadino, Gubbio, Città di Castello, Sulmona, L’Aquila… esatto: sono tutte tristemente celebri per i terremoti. Ognuno di questi nomi, ripetuto all’infinito alla TV, ci ricorda uno dei tanti sismi che periodicamente colpiscono il nostro Appennino. Case che crollano, tendopoli, containers, disperazione.

Ma gli stessi nomi sono inanellati uno dietro l’altro a costruire il percorso di un gasdotto. Vi pare sensato? A Los Angeles è vietato costruire case di più di tre piani, per via della sismicità, e noi progettiamo gasdotti sotto L’Aquila e Colfiorito.

La realizzazione del metanodotto è della Snam rete gas, gruppo ENI, mentre la distribuzione della materia prima è di British Gas. 680 km, fino a Minerbio con partenza da Brindisi, ovvero dal famigerato rigassificatore in fieri (sempre di British Gas) che al momento è fermo per dettagli http://it.wikipedia.org/wiki/Rigassificatore_di_Brindisi quali 5 arresti, 27 avvisi di garanzia, 52 perquisizioni in tutta Italia e il sequestro dell’area di Capobianco.

I cittadini protestano, e alla fine anche le amministrazioni locali cominciano a dimostrarsi sensibili. Interviene anche il WWF. Qui http://socialmentegiovani.blogspot.com/2008/08/un-tubo-in-mezzo-allappennino-il.html un testo riassuntivo, altre info qui http://notubo.blogspot.com/.

Non voglio menzionare i disastri ambientali che questo progettato gasdotto, tutt’altro che piccolo, porterà alle zone coinvolte. So che a molti non frega un bel nulla né delle falde acquifere, né dei lupi di montagna, né dei vigneti. Se vogliamo il gas, sosterrà qualcuno, dobbiamo pur farlo passare da qualche parte! La questione è che questo gas non serve né a noi italiani tutti, né alle regioni in oggetto. Rientra invece in quel famoso disegno di Italia come hub del gas internazionale di cui più volte si è parlato. Ciò significa che altri fanno passare di qui il gas a loro esclusivo uso e consumo, che sia nei rigassificatori o nei gasdotti, e il nostro Paese ci guadagna solo come diritti di passaggio e gestione della faccenda. (Per l’esattezza, preciso, ci guadagna chi costruisce le infrastrutture… e no: non è lo Stato.)

Beh, i soldi fanno pur sempre comodo, no? Dirà qualcun altro. Certo. Ma forse occorrerebbe pianificare con più oculatezza i nostri investimenti produttivi. E’ opportuno, per un Paese che crolla un giorno si e un giorno no, investire in gasdotti, e farli poi transitare con la massima disinvoltura (e menefreghismo, aggiungerei) proprio là dove la terra trema ogni momento? E’ opportuno insomma che in nome del business si passi ancora una volta sulla testa dell’ignaro cittadino, che deve subire e zitto? E’ un po’ un’abitudine italiana, quella di trattare i cittadini come dei sudditi, e non a tutti piace.

Ultima osservazione. Vi invito a rileggere questi due vecchi post:

1) http://petrolio.blogosfere.it/2006/11/i-rigassificatori-un-nuovo-cargo-cult.html
2) http://petrolio.blogosfere.it/2006/01/rigassificatori.html

che esaminavano nei dettagli la questione gas. Tra concorrenza internazionale, risorsa in esaurimento, carenza di impianti di liquefazione e di navi gasiere, il gas sarà ancora un buon investimento solo per pochi anni. Mentre la devastazione del territorio è una ferita che rimane per sempre.

Da Facebook

Tributo ad Aldo Rossi

Agosto 5, 2009 at 6:05 pm | In architettura | Leave a Comment
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Piano Casa, sabbia negli occhi

Luglio 30, 2009 at 1:45 pm | In architettura, politica | Leave a Comment
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“E’ stata oggi approvata la legge sul piano-casa che prevede 100.000 alloggi in 5 anni, destinati anche a edilizia economica di acquisto e affitto. Previsti finanziamenti pubblici e privati.

Ci siamo.
Di fronte a uno specchietto per allodole di questo tipo, le persone si sentono ascoltate e tutelate da questo” governo-Carosello-persuasore-manco tanto occulto”.
E intanto il patrimonio abitativo esistente, quello di enti pubblici e privati, (e ce ne è quanto basterebbe…), viene o abbandonato in attesa dell’Acquirente, o svuotato dei suoi abitanti per “ristrutturarlo” e offrirlo a un mercato completamente fuori da ogni grazia di alcun dio.

A Trastevere, in via della Penitenza, c’è uno stabile intero che sembra disabitato, ma forse ancora qualcuno resiste. E’ un complesso ai piedi del Gianicolo, tanti anni fa era popolatissimo. Ha degli affacci stupendi, è in uno stato pauroso, ha accanto un terreno chiuso e oggetto di varie controversie finite pure sui giurnali…
Di situazioni simili è piena Roma.
Di “riusi” anche.
Uno per tutti: il convento della chiesa di Santa Maria dei Sette Dolori (Borromini- via Garibaldi) è diventato un albergo a mille stelle, entrando si è accolti come si vede al telegiornale per i raduni PdL…

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Santa Maria dei Sette Dolori…una litografia e gli attuali interni


E un altro aggiungo: locali del collegio San Giuseppe di Piazza di Spagna sono diventati albergo ART, con ingresso su via Margutta, con interni futuribili, stanze raffinate e così via.
E’ vero, ognuno col suo ci fa ciò che vuole, ma i riusi ecclesiastici chissà se pagano l’ICI come si converrebbe?
E nel frattempo sabbia negli occhi col piano-casa.
Scusatemi.”

Manuela Marchesi
da Archiwatch

Forma, funzione, riconoscibilità

Luglio 29, 2009 at 3:31 pm | In architettura | Leave a Comment
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La critica architettonica di “sinistra” del novecento predicava il superamento dell’emotività insita nelle forme degli edifici. Teoria probabilmente bizzarra, che ha portato, dove è stata seguita, a far sorgere quartieri contrassegnati dall’ossessiva ripetitività delle forme e dall’impossibilità di riconoscere le funzioni cui tali edifici assolvono. Come in ogni processo intellettualistico prima o poi si giunge agli estremi, tipo la chiesa di Daytona Beach, praticamente non distinguibile da un drive in…

Il nuovo secolo poteva forse dimenticare l’eredità di tali insegnamenti? Ovviamente no. Ecco dunque sorgere nel cuore di uno dei luoghi più caratteristici dell’Umbria, Foligno, un enorme cubo la cui mole si staglia imperiosamente sullo skyline cittadino.

Forma, funzione, riconoscibilità…lo direste mai che quel cubo di cemento armato è una chiesa? Fuksas insegna…sperando ci siano pochi allievi possibilmente.

—–update—–

una “chiesa” nell’aretino…pubblicata oggi su Archiwatch

Speciale 8 Luglio, in attesa de “Il Fatto”

Luglio 7, 2009 at 6:12 pm | In informazione, politica | Leave a Comment
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