LA COCCIATA

Un borghese, o come si preferisce dire oggi un biturgense, non dovrebbe ignorare una delle tradizioni più originali di quel Piccolo Borgo Antico, come lo chiamava Daniele Fattori, oggi perduto. Proprio da un’opera di Fattori leggo: la cocciata “era una specie di corteo i cui partecipanti erano muniti di campanacci, trombacce, lattine di benzina, pentole sfondate, padelle bucate e altri strumenti capaci di far tanto rumore. La “cocciata” veniva fatt
a a
d un vedovo che si fosse risposato. Il concentramento
avveniva, di solito, al "Piazzone" (oggi diventato il giardino di Porta Fiorentina lungo viale A.Diaz N.d.R.) verso l’imbrunire. Apriva la sfilata un carro allegorico tirato da un paio di buoi infiocchettati: sul carro, bene in vista, c’erano due pupazzi che, in modo piuttosto approssimativo, raffiguravano gli sposi. Dietro il carro, inquadrati quattro per quattro, venivano i cosiddetti suonatori seguiti, a loro volta, da un codazzo di citti scatenati. Appena il carro aveva oltrepassato l’Arco di Porta Fiorentina, cominciavano, insieme, il finimondo e il divertimento. La gente facev
a a
la ridendo di gusto, men­tre le massaie divertite si affacciavano alla finestra o apparivano sulle soglie degli usci. La riuscita della "Cocciata" era legat
a a
ll’intensità del chiasso: più que­sto er
a a
lto e più elevato era l’indice di gradimento (come si direbbe oggi). Il corteo percorreva tutta la Via Maestra (il Corso N.d.R.) per due volte, poi si dirigeva verso l’abitazione degli sposi. Qui giunti si cantava: "Se lo sposo non ci dà da bere la cocciata è per tre sere". Ma era difficile che l’interessato potesse dar da bere a un centinaio di persone per cui la cocciata si ripeteva per tre sere con gran diver­timento della popolazione. La "Cocciata" era uno spettacolo al quale i vecchi borghesi non sapevano rinun­ciare. Quando passava un certo tempo senza che si sposassero dei vedovi, si in­ventavano dei matrimoni solo per il gusto di far del chiasso (o buggerìo, come si dicev
a a
llora). Una volta un signore domandò al capo: "Per chi è la ‘Cocciata’?". Risposta: "Per il Palazzi". "Ma," ribatté l’altro, "il Palazzi non s’è mai sposato!". "E che gli fa," rispose il capo, "noi gliela facciamo lo stesso". “ Che fine fece poi questa straordinaria tradizione? Purtroppo non tutti compresero lo spirito scherzoso e goliardico della cocciata e qualcuno, particolarmente suscettibile, ricorse alle autorità. Nel 1929 la cocciata fu proibita per “ragioni di ordine pubblico” privando così i borghesi di una tradizione allegra, spensierata e assolutamente originale. Impossibile trovare nel Borgo di oggi un parallelo. Nulla descrive lo spirito dei borghesi meglio della cocciata, tuttavia quella straordinaria tradizione se oggi venisse in qualche modo riproposta rischierebbe di non essere capita. I tempi sono cambiati…
Le citazioni in corsivo sono tratte da: Daniele Fattori, Piccolo Borgo Antico, progetto grafico Gio Bini, Sansepolcro 2004

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...