CHIUDE IL CRESP…MA AVEVA MAI "APERTO"?

A Sansepolcro un’organizzazione votata alla promozione universitaria, turistica e culturale chiude i battenti: è il Cresp, «Consorzio per le scienze del patrimonio» sorto alla fine degli anni ’90 con lo scopo di organizzare corsi e stages di formazione professionale e di specializzazione per operatori in nuove e diversificate forme e attività, legate appunto al turismo innovativo e al management culturale. Il 24 marzo prossimo è in programma l’ultima riunione del consiglio di amministrazione e poi, nella stessa data, un atto notarile che dovrà sancire la liquidazione del Cresp. Del consorzio hanno fatto parte nel corso del tempo titolari di importanti aziende della zona, istituzioni pubbliche locali, università di varie città italiane a cominciare dal Politecnico di Milano, nel quale tuttora opera il professor Alberto Pizzati, fondatore del Cresp e suo presidente. Molte erano le aspettative della città verso questa realtà, la impostazione e il cui metodo di lavoro erano parsi inizialmente stimolanti e rigorosi. Ben presto però lo scontento pervase molti dei soci del Cresp per il tipo di gestione: soprattutto gli imprenditori privati espressero riserve a più riprese, fino a quando uno dei più noti di loro, Valentino Mercati di Aboca Spa, annunciò in sede di Cda la decisione di lasciare il consorzio, perché le finalità con le quali il Cresp era partito erano state palesemente disattese. Dopo di lui la stessa strada presero le altre imprese, fra le quali anche il gruppo Inghirami: tutti avevano stanziato cifre per mantenere la struttura, ma nessuno aveva ricevuto in cambio alcunché. O così almeno dichiararono uscendo dal Cresp. Rimasero gli enti pubblici e le università, ma poco a poco si defilarono anche loro, soprattutto negli ultimi mesi. Notizie non confermate parlano anche dell’insoddisfazione di molti giovani che avevano prestato la loro opera per il Cresp, lamentando poi la mancata erogazione di quanto pattuito e uscendo così con amarezza da quegli uffici. Uffici che dalla fine del 1998 su richiesta del Comune di Sansepolcro vennero allestiti addirittura nella Casa di Piero, sede della Fondazione Piero della Francesca e del Centro studi pierfrancescani ad essa collegato. Il 31 ottobre 2005 il Demanio, proprietario dell’immobile, risolse il rapporto con il Cresp, che lasciò liberi i locali senz avere più una propria sede: avrebbe dovuto trasferirsi a Palazzo Muglioni dopo il restauro dell’edificio, restauro che però al momento pare bloccato. La Fondazione com’è noto già da tempo ha richiesto alla proprietà la possibilità di utilizzare l’intero edificio e non solo il pianoterra dove attualmente opera. Quanto al Cresp di attivo al momento ha soltanto il sito internet. Insomma, una strana storia, tutta ancora da accertare nei suoi dettagli e nelle conseguenze che ha avuto ed avrà per la città biturgense.
(Articolo di
Michele Casini su La Nazione)

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