Tenacia e onore

Italietta piccola e bistrattata. Italietta d’emigranti e fannulloni. Italietta casinista e pasticciona. Italietta del malgoverno, delle mazzette e di calciopoli. Italietta misera e ladrona.

Italietta insultata e derisa. Cara vecchia Italia, tanto amata e poco stimata. E’ la storia scritta indelebile sui libri e nei ricordi a siglare antiche fratture e vecchi dissapori.

La rivincita conquistata martedì scorso a Dortmund non è stata soltanto una rivincita su un campo di calcio. E’ stata molto di più. E’ stata una rivincita di amor proprio, quello vero. Quella fierezza che non dorme. Quell’orgoglio autentico che stringe i denti ma mai chiude gli occhi, che intercede con la provvidenza e il fato ma che lotta fino in fondo da solo a gran voce. La fortuna questa volta non c’è stata, c’è stata solo la tenacia ammirata dagli occhi del mondo spettatore qualunque e privilegiato.

Quel rabbioso scatto di superbia all’inizio del primo tempo supplementare è stata solo la scintilla di un fuoco più grande, sopito da secoli innumerevoli negli animi. Come a scandire un lungo percorso di appartenenza che, dalle guerre di indipendenza è sfociato al consolidarsi dello stato italiano.

Quella rivincita gloriosa e inaspettata può diventare rivincita ancora una volta. Possiamo ancora vincere in ogni campo se volgiamo, nelleconomia, nella scienza e nel buon governo, grazie ad un moralismo equilibrato, ad uneducazione leale, ad un nazionalismo pensante e a quel senso di appartenenza giudice e sovrano di ogni cosa.

L’Italia impulsiva e schietta, stravince sulla Germania razionale e metodica. La generosità degli animi vince sullavarizia degli intenti. Il sentimento sulla cieca ragione; la fantasia sul rigore della logica e l’improvvisazione sul calcolo. Questo piccolo paese della margherita e del buon vino, in pochi minuti sovrasta quello opulento dei wurstel, della birra e dei crauti.

Ogni giocatore quando scende in campo porta con se pregi e difetti in quanto uomo, assieme ai pregi e difetti del proprio paese. Porta con sé, correndo dietro ad un pallone, i suoi luoghi e i suoi avi, le sue paure e le sue sensazioni più vere. Porta con sé le lotte e le sconfitte, la rabbia e le vittorie; porta con sé la civiltà e l’identità di un luogo. Porta con sé il colore della sua terra. Quella dove è nato e dove ha imparato a vivere.

E’ l’Italia intera che ogni volta ad un Mondiale scende in campo. Ogni volta, il tricolore fiero e impudente, scende in campo stampato indelebile sui volti e sul cuore, di ognuno. In campo ogni volta corre la coerenza e lintuito, la temperanza e la fierezza, quella di essere Italiani e, di esserci sempre davanti a lottare, a volte anche con se stessi.

Dietro ad ogni pallone si cela la parodia della vita. Il pallone è solo il mezzo simbolico che conduce al vero obiettivo. Un gol lo fa uno solo ma, solo grazie ad una squadra; cosi, un grande paese si fa con dei grandi italiani, uniti che giocano non per se stessi ma per tutti quanti.

Diamo l’esempio a tutti coloro che ci bistrattano. Non permettiamo più loro di farlo. Trasformiamo questo momento di sport e umanità in una grand’occasione di rilancio e di impegno per noi italiani; lottiamo per un’Italia unita, moderna, educata, civile, leale, dignitosa, produttiva, pensante, sovrana e, non solo nel calcio, ma nella vita che quotidianamente ci chiama. Che Italia sia !

Monia Mariani

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