Spunti dal Trentino

Sono ormai tre estati che vengo in Trentino. Penso di poter dire di conoscerlo un po’. Quello che voglio raccontare, non è il trentino dei turisti, ma quello vero dei trentini.

Il trentino è una regione grande quanto basta, ricca di verde e di risorse. Molto diverso dalla nostra realtà. Raggiungerlo da Sansepolcro vuol dire attraversare ben cinque regioni: Toscana, Emilia-Romagna, Lombardia, Veneto e Trentino, appunto. Quattrocentododici chilometri lungo il nord Italia. Realtà piccole e grandi, diverse culture e diverse storie. Quando si arriva al confine, ancor prima di incontrare il cartello, si sa già di esserci. Dopo l’uscita di Affi lago di Garda sud -nella A22- le montagne svettano davanti agli occhi, divine. Un’autostrada di verde costeggia la strada. Visi, ruote e maglie colorate lungo le ciclabili, ovunque lo sguardo si posi. Piantagioni di mele, dappertutto. L’Adige corre placido tra gli argini e le valli. E pensare che l’Adige e il Noce, tanti anni fa erano una palude. Ci sono enormi differenze tra le valli, e anche tra gli stessi versanti di una medesima.

I trentini sono un popolo fiero. Abituato alla dominazione austriaca. Vicino alla Germania. Poco italiano per un verso, molto sciovinista dall’altro. In Trentino si mangia, si beve e si legge solo cose di casa. All’edicola, alcuni trentini hanno riconsegnato il Sole 24 ore, abbinato in questi giorni col Corriere del Trentino !! Quando parli con un trentino, a prim’acchito non capisci nulla. Il dialetto, quello vero è stretto, incomprensibile. Amano colorare i discorsi, con "Dio po’", dappertutto. "Po" sta per povero. Mentre, in Toscana si usa citare la Madonna, piuttosto. E’ gente riservata, un po’chiusa, montanara se vogliamo. Poca confidenza con lo straniero, che quassù è straniero.

Trentino rigido, ma rivoluzionario, moderno.

Ovunque, si coltivano le mele e il Teroldego. Le mele sono il gioiello di casa, la mela golden si pianta ovunque. Il trentino che ha un piccolo fazzoletto di terra incolta, invece di farci il giardino, ci pianta le mele. Ci fanno i soldi o meglio ci provano. Le coltivano e le vendono alle cooperative. Il Teroldego è un vitigno autoctono. Nasce a Cognola – piccolo borgo sulla collina nord di Trento – l’etimologia stessa significa appunto – nato a Cognola – dove un contadino di nome Tommaso vi ha piantato per primo il vitigno.

I trentini sono dei bevitori voraci. Avete sentito parlare della "grappa al metro"?! Con questo sistema, ciascuno beve in media circa una bottiglia di grappa !!! La grappa si beve a inizio mattina, come digestivo e come aperitivo. La grappa è un vero tocca sano per il freddo e l’umore. Le grappe sono davvero buone. Lisce, aromatizzate, alle erbe. Una delle mie preferite è quella all’Asperula.

Stasera anche noi siamo a Cognola, al Bar Zanetti aperto dal 1946. Marco il proprietario, detto anche geometra, sa davvero un sacco di cose. Ci dice di visitare il Lago Smeraldo poco a nord, se ancora non l’abbiamo fatto. La vuole con i trentini che vanno in vacanza a Cuba per esempio, "poi gli chiedi del lago Smeraldo – dice- e non sanno neanche dove sta". A Cognola passava la via Claudio Augusta, una volta. Era una strada di comunicazione importante. Oggi numerosi fortini e fortificazioni ne testimoniano ancora l’esistenza.

Al bar Zanetti c’è stata la prima tv di Cognola, ora c’è Geoffrey, una deliziosa gatta pezzata, colore gianduia e caffè. Sta sorniona sopra un video giochi, dall’alto ascolta silenziosa i nostri discorsi.

Geoffrey è snella e ben tenuta. Pare un atleta, guardinga e diffidente, verso tutto. Il trentino è una sorta di palestra naturale, non c’è bisogno di andarci davvero, basta camminare o andare in bici, e la natura fa il resto.

Marco Zanetti ci dice che in Trentino ci sono solo quaranta giorni d’estate, da Giugno a metà Agosto, e che "l’aria di Agosto rinfresca il bosco". Da Cognola si vede il monte Bondone. A qualsiasi ora lo guardi, cima Palon mette soggezione. Nuvolaglie nere e basse lo incupiscono, nascondendolo spesso allo sguardo.

Arriva anche Herman, un immobiliarista di Cognola. Pare un toscano, battuta pronta, cordiale e schietto. Conosce proprio di tutto. D’altronde passa la giornata nelle case degli altri. Ci dice che a sentirci parlare gli viene voglia di andare in Toscana. Essere toscani quassù è una carta da visita, una presentazione con referenza, se vogliamo. "Bella la toscana"- dice qualcuno – "viva il Brunello" qualcun’altro. E’ bello sentire tanti elogi alla propria terra, ma poi come si sa, è sempre più verde l’orto del vicino … .. In trentino – ci dice Herman – "la vita è durissima, e la gente è malcontenta, la seconda malattia del trentino è il suicidio". Ci parla delle donne e dei rapporti coniugali. Le donne di casa, sono sclerotiche, dice. Girano tutte nelle mono volume la mattina alle otto quando vanno al lavoro. "Qui è l’apparenza che conta". Le donne le chiamano streghe “non sorridono mai". "In trentino manca la spontaneità, tutto è calcolato", prosegue. E’ difficile avere un’amicizia tra due coppie, a causa della rivalità tra le donne. "Poi se ce la fai, ti ossessionano". Anche l’alcool e il fumo sono una cosa terribile in trentino, specie tra le giovani ragazze. "I giovani non parlano di progetti per il futuro, vivono quello che vedono e basta" dice. Beh, penso che tutto mondo è paese. "L’altra piaga di Trento, è l’inquinamento”. Se non sbaglio, le targhe alterne sono state inventate quassù. Parliamo dell’immigrazione. E’ pieno di cinesi a Trento – dice Herman -, ma non li vedi mai in giro, stanno tra di loro, non si mescolano – prosegue. "Popolo intelligente, solo alle cave – quelle di porfido -ce ne sono circa 800", "è una battaglia quà, cari miei"- aggiunge amaramente.

Ma più intelligenti dei cinesi e di tutti i trentini messi assieme sono i nonesi – dice-, gli abitanti della Val di Non, quella della mela Melinda. A questo punto, ci tartassa di barzellette sui nonesi, di ogni tipo, tutte sulla loro proverbiale tirchieria. "Ci sono tre nonesi al bar che bevono. Pago mi, no pago mi, no pago mi. Siccome non siriesce ad accordarsi, si decide che pagherà chi riesce a tenere la testa dentro l’acqua della fontana di fronte più a lungo. Risultato, tutti e tre i nonisi morti" dice.
"La Val di Non è per gli affari, l’importante sono i soldi, monetizzare il grano" dice. "Un noneso scava sulla neve con la vanga, per cercare la lampada di Aladino. La trova, la sfrega ben bene, pregustandosi già la ghiotta ricompensa. Aladino dice di esprimere un desiderio, se lui chiederà un qualcosa il vicino di casa avrà però il doppio di lui. Se chiedo dunque due ettari di terra – chiede il noneso – al mio vicino ne andranno quattro? Si, risponde Aladino. E se chiedo mille chili di mele, al mio vicino ne andranno duemila? Aladino annuisce. Il noneso riflette attentamente, poi ben deciso dice: "Ascolta Aladino, dai toglimi un occhio!". Vi giuro che raccontata in dialetto trentino, era un vero spettacolo.

Beviamo un brut metodo classico "Revi’" Trento Doc di Aldeno. Al bar tengono questo, – buono, pulito e costa poco – ci dicono. Otto euro la bottiglia.

Dopo le ventidue nel fine settimana, il bar Zanetti si riempie pian piano. Gente di ogni età, che beve, parla e gioca a ramino. Scherzano tra loro in dialetto. Io fatico a capirli, a volte. "Taci mòna" si dicono amichevolmente tra un gin lemon e un altro, che in trentino vuol dire "zitto, che non te capisci niente". Il bar è un crocevia. Un punto d’approdo e di partenza. I ragazzi sono vestiti normalmente, in jeans e maglietta, semplici. Dico che sto scrivendo un articolo sul trentino per un giornale toscano, allora ciascuno di loro vuole dire la sua. Qualcuno invece, pare diffidente. A Trento si vota a sinistra, nelle valli si vota a destra – mi dice Silvano, un habitué del bar -. Dopo la chiusura dice, ci si sposta alla Mandragola a porta Venezia, un club privé. I trentini, sono un popolo retto, "imparentati con gli orsi, forse un pò" dice Silvano, ma persone che sanno cosa vuol dire il rispetto.

Cognola, parco delle coste. Venerdi venticinque agosto ospita la XIV edizione di "Concentratissimo Rock" importante manifestazione trentina di cover-rock: cinque band in omaggio ai Led Zeppelin. Il parco delle Coste è immerso nel verde di piante secolari, in un suggestivo anfiteatro di roccia che abbraccia il parco.

Il terzetto roveretiano degli Outopsya, con le loro evoluzioni strumentali toccano vari generi, dal progressive rock all’alternative-metal eseguendo due brani dei Led Zeppelin. I Synthetica, quintetto perginese specializzato nel repertorio di Vasco Rossi, Litfiba e Ligabue, Pink Floyd, U2 e Red Hot Chili Peppers. Ascoltiamo i Carismas che interpretano brani originali in italiano, portoghese e inglese. I Walter & The Texas Ranger è il gruppo più rodato con cinque elementi provenienti da Mezzolombardo e dintorni, spaziano in un repertorio che va dal country-rock alle sonorità tipiche della West Coast. La voce Walter, particolarmente bravo sia dal punto di vista canoro che interpretativo, un animale da palco che chiude l’esibizione dicendo "più amore e benzina a miglior prezzo".

Piena di suspens la sua interpretazione zeppeliana di "Shes’s just a woman". Ultimi a esibirsi il terzetto veneto degli Hot Coals che la comune passione per il blues porta a cimentarsi con mostri sacri come Jimi Hendrix e Steve Ray Vaughan, e "Moby Dick" e "the song remains the same" dei Led Zeppelin. Un concorso canoro, a mio avviso ben riuscito e con dietro una buona organizzazione. Noto alcune, piccole ma significative differenze con ad esempio, il Roccolo Rock festival di San Giustino, che si tiene proprio in questo fine settimana. Innanzitutto, il palco qui a Cognola è molto più basso, solo tre scalini da terra, permettendo anche da lontano, una migliore visione dei gruppi. Al parco del Roccolo, c’è un gran rumore, un cattivo impianto fonico che, invece a Cognola è di tutto riguardo. Se al Roccolo pare si faccia del rumore – anche se le band sono conosciute e stimate – a Cognola si sente il suono pulito, e si ha la sensazione che i gruppi suonino, o per lo meno ci provino a farlo. La gente è d’ogni età, dai venti ai sessanta anni. C’è chi ha portato un plaid per stare sull’erba, chi telecamere o macchine digitali. C’è anche chi scrive, la giuria naturalmente. Si respira aria buona e pulita, non c’è il benché minimo odore di tabacco o erba. I miei complimenti. Il trentino ha un gran pregio, riesce a valorizzare il niente, e con poco investimento.

La notte è appena iniziata. E’ solo l’una. Ci dirigiamo a Matterello poco fuori Trento. C’è il Novaline, grazioso locale di tendenza all’aperto. L’ingresso è gratuito ogni venerdi d’agosto e settembre.

Per arrivarci si sale lungo un’irta salita. Ciò che m’incuriosisce è che ogni dieci metri ci sia un grande lampione funzionante e, che il manto stradale sia tenuto in ottime condizioni, nonostante sia una via di montagna. E’ come se al borgo la via che porta alla Castora, fosse illuminata a giorno in piena notte. In trentino le uniche lievi imperfezioni sull’asfalto sono quelle dei tombini. E’ davvero piacevole guidare.

Il locale si situa all’interno dell’elegante struttura di Villa Bertagnolli, un piccolo borgo recintato, tipico esempio di struttura rurale Trentina autosufficiente del XVII secolo. La ristrutturazione nel ’95 ha permesso la riapertura dell’antica corte, la neo funzionalità dei fienili e delle case contadine, con l’atmosfera e il sapore dei vecchi tempi. Dopo l’entrata si sale al locale attraverso un corridoio di pietra sistemata lateralmente in modo obliquo, con una singolare geometria. In ogni angolo c’è un capannello in legno adibito a bar oppure a loft, con sedie e tavoli. Il bar principale è in alto. Mi fermo ad annotare i prezzi delle bevande – birra media tre euro, cocktails sei euro-. Uno dei camerieri, insospettito che fossi magari qualcuno della concorrenza venuta a sbirciare, mi guarda e mi chiede cosa bevo ben due volte.

Ho avuto come l’impressione che questi trentini non sappiano affatto divertirsi. Li vedo annoiati. Non ballano. Stanno a gruppetti di tre o quattro a parlare e bere, senza sorridere. Da noi in toscana, specie nei locali c’è un gran mescolarsi di gente, che parla e ride. Qui ci sono i "capannelli" come io li chiamo, chiusi su se stessi. Ci guardano in modo diverso, si vede misà che siamo stranieri. Al Novaline, c’è anche un wine bar e un ristorante "La locanda del bel sorriso" poco dopo l’ingresso. Ci fermiamo per mangiare qualcosa. Dicono che sono chiusi a quest’ora, ma che se vogliamo, possono prepararci un piatto freddo di affettati misti e un bicchiere di vino. Ci fermiamo a parlare con il proprietario Andrea, figlio del Dottor Fabio Bertagnolli stimato odontotecnico trentino. Lo studio è proprio qui sopra – ci dice -, c’è anche una scuola privata di Odontoiatria protesica per gruppi selezionati di Dentisti e odontotecnici, una specie di piccola struttura universitaria americana, aule per la teoria e laboratori di pratica. Lo ringraziamo per la cortesia che ci ha dimostrato, esprimendo il convincimento che proprio per questo e anche dal suo accento, non tipicamente locale, credevamo fosse romano. In effetti, il padre – ci dice -ha studio anche a Roma per tre giorni la settimana, affermando nella sostanza dei fatti che i Trentini non gli piacciono più di tanto. Ci invita a venir a pranzo o cena, uno di questi, se vogliamo.

Si è fatto tardi. Rientriamo a Martignano nella collina di Trento, dove alloggiamo al "Maso Bergamini" di Remo Tomasi. Se volete gustare un profumatissimo Riesling oppure un Moscato rosa fermatevi, ne sarà valsa la pena.

La strada che riporta a Trento pare un‘enorme autostrada sopraelevata – come le arterie americane – illuminatissima in ogni angolo, pensata in grande. Ovunque lampioni. C’è un cavalcavia fosforescente. Per un’astigmatica come me è proprio l’ideale.

Le strisce pedonali, in prossimità di un incrocio pericoloso o di un semaforo oltre ad essere in bianco e ben marcate, hanno in alto ben visibile il cartello che, oltre ad indicarle, è provvisto anche d’illuminazione per renderle visibili all’automobilista.

Negli altri casi, c’è invece un cartello alto circa due metri per indicarle. Funzionale e pratico. Come in Germania o nel nord Europa. Mi vengono in mente quelle strisce pedonali in rosso che si vedono da noi, antiestetiche e di cattivo gusto. Perché non le lasciamo in bianco e, anche noi, provvediamo a dotarle di segnale con illuminazione almeno nei punti più pericolosi. Non credo che costino cosi tanto. Certo, il trentino è regione autonoma ma, a mio avviso, la differenza non sta tanto nella quantità ma nella qualità del servizio che sa offrire e, soprattutto nel modo di gestire il denaro.

Il sabato a Trento tutti i supermercati chiudono alle dodici e mezza, tranne alcuni che fanno orario continuato, il Lidl e il Poli a Trento e il mega supermercato a Pergine Valsugana. In trentino non ci sono gli ipermercati, da Bolzano vengono a fare la spesa a Pergine il sabato. Ci fermiamo al Lidl. E’ pieno di stranieri. I prezzi, senza nessuna marca conosciuta sono davvero interessanti. C’è un albanese che apre tutte le confezioni di profumi. Arriva il responsabile del locale, un tipo alto, ben vestito e di colore. Gli dice di smetterla di aprire a caso le confezioni, la prossima volta senno le paga tutte e quante. Al Lidl non si accettano carte di credito, solo bancomat.

Sabato pomeriggio. Un bel sole. Un fastidioso venticello frizzante ci costringe a metter le maniche lunghe. I locali invece sono in maniche corte. Prendiamo la bicicletta verso la Valsugana. Da Martignano si attraversa il piccolo borgo di Civezzano, lungo la vecchia Claudio Augusta, e i suoi fortini. Sulla sinistra s’incontra il "Maso Cantanghel" di Piero Zaini, il suo splendido Pinot nero riserva e il Gabbiolo. Dopo vari saliscendi, a volte con tratti impegnativi si giunge a Pergine Valsugana. Comune di 18.500 abitanti, allo sbocco della Valle del Fersina, cittadina dominata dallo storico di Castel Pergine. Decidiamo di visitarlo. C’è una discreta salita per arrivarci. L’ultimo tratto è circa al 20% di pendenza. Gli ultimi dieci metri scendo e spingo la bici.

Il castello medievale appartenne per tanto tempo ai duchi d’Austria sotto il regno di Margarete Maultasch e successivamente dell’imperatore Massimiliano I. Nel 1531 passò nelle mani dei Principi Vescovi di Trento. Intorno al 1900 fu venduto a una società tedesca che iniziò un azzardato intervento di restauro. Da allora, il castello è stato adibito ad albergo e ristorante. Nel 1956 fu acquistata da Mario Oss, svizzero e oriundo da Pergine. Oggi è di proprietà di sua moglie e delle sue tre figlie. Il 29 luglio 2006 si festeggiano i 50 anni con una ceremonia ufficiale con aperitivo e il Coro Castel Pergine. Il pianterreno e il primo piano del palazzo sono sempre accessibili al pubblico. Grazie al sostegno dell’Associazione Produttori Agricoli Sant’Orsola e del Consorzio B.I.M. Brenta il secondo piano del palazzo è visitabile. Da giugno a settembre si effettuano visite guidate. Il castello rimane chiuso il lunedì fino alle ore 17.

Dall’alto si domina sulla piana, ampia e assolata, circondata da monti e vallate boscose. C’è anche un ristorante e, si può degustar il vino locale prodotto sulle vigne lungo il castello. Oggi c’è l’ultima giornata del Festival delle minoranze, ci sono anche autorevoli giornalisti rai.

Rotonde e ciclabili, ovunque. Le bici sono davvero rispettate, hanno il loro spazio e il loro animo. Vediamo un cartello lungo la strada con su scritto "Rispetta le biciclette"! Dove non è possibile utilizzare marciapiedi, è stata pensata una specie di corsia preferenziale tratteggiata in giallo a doppia riga – come quella dei bus – con su disegnata la bicicletta. E’ divertente e libero pedalare, anche con il tanto traffico della zona. Non hai altra preoccupazione che pedalare e rilassarti, senza dover pensare alle auto. Lungo la strada, specie nelle curve pericolose, ci sono anche le piste per pedoni con l’omino bianco disegnato. Un altro mondo, a vedersi. Proseguendo si arriva a Levico Terme, il lago di Caldonazzo sta proprio di fronte.

In trentino, per spostarsi si fatica ogni volta sia a piedi, sia in bici sia in auto. Le salite sono ovunque, e per guadagnarti la discesa devi comunque fare la salita. Le salite sono aspre e improvvise. Spesso, capita che ti accorgi in ritardo di un tratto irto di salita, allora non riesci nemmeno a mettere il cambio più agile, restando con le gambe piantate come si dice in gergo. Di pianura se ne trova ben poca. E quando la trovi, c’è un altro nemico da queste parti: il vento. Ogni pomeriggio soffia l’Ora del Garda. Se ti trovi sfortunatamente nella ciclabile che da Trento porta a Bolzano o viceversa – a seconda dell’ora -, è proprio un calvario pedalare.

Le strade sono tutte ben segnalate, strisce fresche e ben tenute in mezzo e sui bordi. Il ciglio delle strade è pulito, senza erbaccia alcuna. Il manto stradale è pressoché nuovo, quasi dappertutto. Le loro peggiori strade assomigliano alle nostre migliori, provinciali o comunali che siano. Le ciclabili sono bellissime, costeggiate da meli e dall’Adige.

Nessuno si sogna di toccare qualcosa, che non sia suo. Qualche anno fa, percorrevo in bici la ciclabile verso il Garda. Ad un tratto, mi sono fermata un istante a mangiare una mela, il cui ramo sporgente dava sulla strada, un ciclista vedendomi da dietro, mi ha sorpassato e senza aggiungere una sola parola, con la mano mi ha fatto il gesto che non si fa. Sono sincera, sono rimasta male. Disciplina e obbedienza. Nessuno infrange le regole. Forse, perché si crede e s’investe nel valore del bene comune. E’ una questione di cultura, credo. Fatto sta che quassù le cose pare funzionino. Il lavoro non manca, anzi. Il turismo è dappertutto, nei centri e nelle valli. La regione trentino alto Adige è una regione autosufficiente. Investe moltissimo sul turismo e sulla pubblicità. Lo si vede dai depliants. Ben curati, ben fatti, studiati, professionali, d’impatto senza dubbio. Lo si vede anche dal calendario di fitte manifestazioni che approfittano della clemenza del tempo nei quaranta giorni d’estate. Non c’è che l’imbarazzo della scelta su cosa fare e dove andare . ..

Monia Mariani

http://moniamariani.blog.tiscali.it

Alcuni indirizzi utili:

http://www.trentino.to

NOVALINE
Strada delle Novaline, 42
38060 Mattarello TN

Azienda Agricola Maso Bergamini
Località Bergamini N°3
38050 Cognola (TN)
Tel. e Fax. +39-0461-983079
http://www.masobergamni.com

Azienda Agricola Maso Cantanghel
Via Madonnina, 33
38045 Civezzano TN
Tel. 0461 859050
http://www.masocantanghel.com

Fine prima parte …. .. (continua)

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One thought on “Spunti dal Trentino

  1. GRANDE RESOCONTO! Letto tutto di un fiato. Parola di nonesa DOC. PS: il lago smeraldo sta a Fondo, in val di non. Ma ci sono anche il lago di Tovel (spettacolare), l’eremo di San Romedio… se ti serve qualche informazione sarò lieta di affiancarmi al barista di cognola!

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