Spunti dal Trentino -ultima parte-

Domenica mattina.  La forte pioggia della notte scorsa ha rischiarato l’aria. La collina a nord di Trento è proprio il posto ideale per rilassarsi, l’aria fine concilia il sonno. Mi affaccio alla finestra Trento a fondovalle sorride al giorno. Il Bondone è sereno, le nuvole sono andate altrove.
 
Ci dirigiamo a sud, verso la Vallagarina. Alla destra dell’adige Ravina, Aldeno, Nomi e Villalagarina, a sinistra Matterello, Castel Beseno, Volano e Rovereto.
 
Decidiamo di salire il Bondone, da Aldeno. Si dice che sia durissimo, con punte del 20%. Si parte dal paese di Aldeno, famoso per il Marzemino e, come un cartello all’ingresso del paese sta ad indicare, per aver raggiunto l’80% della raccolta differenziata!
 
La strada inizia subito a salire repentina, a tratti. Il paesaggio è bellissimo. Inizia a piovere, una pioggerella fine come neve, di fronte sull’altro versante due arcobaleni circondano i monti e le valli. Ci sono due gallerie, con su scritto – non illuminate- . E pensare che assomigliano a quelle che ci sono prima di bagno di Romagna … . Lago di Cei , Cimone a 645 mt., sulla sinistra vendita vino “Maso ai Dossi”, Cimonieri. La strada a tratti si fa stretta, due auto ci passano male, una delle due si deve fermare. Lo strapiombo fa paura. Sopra la strada e la nostra testa, spuntoni rocciosi, avvolti nelle reti per evitare le frane. Qualcosa però cade sempre, e anche il più piccolo sassolino di roccia -caduto ripetutamente- ha creato come dei buchi sull’asfalto.
 
Alla nostra sinistra, Cornet 2180 mt, Dosso D’Abramo 2133 mt., Cima Verde 2102 metri.
 
Arriviamo a Garniga Terme, piccolo centro turistico su di un altopiano, non siamo neanche a mille metri. Ci sono due alberghi e qualche decina di turisti. Poco avanti passato il centro, la strada inizia a restringersi sempre di più. Mi devo fermare qualche minuto per far passare le auto nel senso opposto. Le pendenze fanno paura. Salgo in seconda. C’è un tratto molto bello. Pieno di latifoglie. Sembrano gli ultimi chilometri per arrivare al monte Fumaiolo. C’è un grand’ombra, buio a volte. Si arriva a Garniga vecchia. C’è un bar dismesso sulla sinistra il bar Cima verde. Un anziano signore, un montanaro di una volta. Pochi denti e mani grandi, di fatiche e anni. Sta seduto sulla panca di fronte. Ci dice che da qui in avanti “ci sono dei tocchi duri”, il cartello segna Bondone Viotte 11 chilometri. Ci dice che nel ’73 il giro d’Italia passò di qui, e prima di allora la strada da qui in avanti era bianca! Qualche metro più avanti, c’è un sbarra con il divieto, nei mesi invernali si abbassa e non si passa più. FOTO
 
L’inverno deve essere inverno quassù, quello vero.
 
I tornanti fanno paura, ho quasi la pelle d’oca. Mi emoziono, solo a pensarci. Rampe vertiginose verso il niente. Il Monte Bondone, da questo lato, provoca turbamento. Esprime ancor più quella sensazione d’impotenza e soggezione che si prova di fronte alla montagna. E’ come sentirsi spogliati, indifesi, senza più certezze.
 
Scendiamo. In discesa, ci rendiamo ancor più conto della difficoltà a scalarlo. Proseguiamo per la riva sinistra dell’Adige, Castel Beseno sul monte, passiamo Volano e Villa Lagarina. Poco prima di Rovereto, risaliamo la destra dell’Adige. Un cartello degno di nota – attenzione, strada urbana senza illuminazione -!!. A Nomi stasera c’è una sagra paesana. Paesino con meno di duemila anime. Ci fermiamo. Sta scritto “Tradizionale cucina tipica di Nomi”. Strangolapreti e Canederli al burro fuso e salvia, Cinghiale con polenta e funghi, carne salada e fasoi, torta di grano saraceno con marmellata ai mirtilli per finire. C’è anche la degustazione di vini tipici. Assaggiamo un Carestel Trentino Merlot 2005, Grigoletti e un Trentino Marzemino 2004, Antichi Portali, Le Fornai sulla cui etichetta “a causar le ansie dispone la vita, ad interromperle provvede la vite” ci ricorda Goethe. La festa è ben organizzata, non ce che dire. La fila alla cassa è veloce, nessuno sbruffa o cerca di passarti avanti. Si mangia con posate in acciaio e bicchieri da degustazione, fatti apposta per l’occasione. Chiedo se posso, pagando, prenderne due in ricordo, mi dicono di no, pazienza dai. Il servizio è velocissimo. C’è anche l’angolo bar con la birra alla spina, un ampio spazio per ballare con l’orchestra, e una piccola enoteca con giardino per assaggiare i vini locali.
 
Lunedì 28 Agosto, il cielo è semi velato. Non fa freddo, ma si sta bene con la maglia.
Ci dirigiamo a Trento, stasera si corre il secondo Trofeo Città di Trento. Evento organizzato dal trentino, ex professionista Mariano Piccoli. Ritrovo in Piazza Duomo alle diciotto. Passiamo per il Giardino San Marco. Entrando da Via Marchetti è possibile ammirare la Torre d’Augusto del Castello del Buonconsiglio. Il convento di San Marco a cui il giardino apparteneva, è stato fondato nel 1271 dai monaci eremitani di Sant’Agostino che lo hanno abitato fino al 1870. Splendida la collezione di rose in vaso di terracotta – circa una ventina – di specie. Un angolo di pace, incantevole. 
 
Arriviamo in piazza Duomo, piena di gente, dietro le transenne.. Questo il calendario di partenza.
 
Ore 19.30 Gara individuale esordienti maschile a punti – 12 giri;
Ore 20.00 Giro cronometro a coppie professionisti;
Ore 20.30 Gara individuale esordienti femminile a punti – 12 giri;
Ore 21.00 Gara individuale professionisti a punti – 40 giri;
Ore 21.50 Gara individuale allievi maschile – 15 giri;
Ore 22.15 Gara eliminazione per professionisti;
Ore 22.45 Premiazione;
Ore 23.00 Estrazione lotteria per Lega Italiana lotta contro i Tumori Sezione Trentina.
 
Ottocento metri. Un breve anello da Piazza del Duomo, Via Cavour e Via Belenzani. con arrivo di nuovo in piazza. Mariano Piccoli, è un bravo organizzatore. E’ riuscito a mettere insieme, ciclisti giovani e meno giovani, neo professionisti ed esperti.
 
Venti i campioni in gara. Gilberto Simoni, Damiano Cuneo, Paolo Savoldelli, Serhiy Gonchar, Alessandro Ballan, Cristian Moreni, Emanuele Sella, Eddy Mazzoleni, Giuliano Figueras, Manuel Quinziato, Vila Paxi e ancora Paolo Tiralongo, Alessandro, Denis e Bruno Bertolini, Ivan De Gasperi, Leonardo Moser, Giancarlo Ginestri, Marco Marcato, Dimitri Konichev, Franceso Bellotti, Elvira Lobato.
 
Ci sono anche Gianni Motta e Francesco Moser, atletici, in forma come ieri. Solo qualche capello bianco in più, camuffato dal casco e dalla notte. I due si salutano con grande affetto mettendo in atto un simpatico siparietto che il “pistolero” ha organizzato per celebrar i due grandi campioni. “E’ una settimana che sono malato” dice Moser, svelando una maglietta invernale, sotto la tuta. “Non ti credo sei sempre alleatissimo” gli ribatte allegro Motta.
 
Un professionista veterano fa coppia con uno più giovane, una specie di staffetta contro il tempo. Vince la coppia che esegue il percorso nel miglior tempo. I campioni sostano lungo le transenne prima di partire, anche svariati minuti. Si concedono al bagno di folla, fotografica o corporea. Damiano Cunego – il principino di Cerro Veronese – e i suoi boccoli biondi da bravo ragazzo, fa avanti e dietro per firmare autografi. Ad aprire la coppia Mariano Mercato e Eddy Mazzoleni. Indiscrezioni nei box, con Mazzoleni che non smentisce le voci di un pozzibile arrivo in veste di manager alla T-Mobile di Fondriest. Vincitori i fratelli Denis e Bruno Bertolini, che si lasciano alle spalle Gilberto Simoni e “Leo” Moser, il figlio di Diego, alla sua seconda stagione da professionista. La prova delle donne è vinta da Sara Consolati, seguita da Elena Valentini.
 
I vigili urbani girano in moto – una Bmw – con la quale aprono la pista.
 
Anche Gianni Motta e Checco Moser, fanno la loro prova, l’uno assieme ad un ex campione di volley il team manager dell’Itas Riccardo Michieletto, l’altro ad un campione di rally Renato Travaglia “quando posso corro almeno un paio d’ore la giorno” confessa. Giro d’onore in auto per entrambe le coppie. Moser.
 
Poi c’è la gara individuale a punti. Quaranta giri da fare tutti in gruppo. C’è il traguardo volante per aggiudicarsi i punti. Vince Gibo, Gilberto Simoni padrone di casa. E’ il campione preferito da queste parti. Ovunque una – ola – quando passa. Il campione della Saunier Duval annuncia la sua prossima partecipazione alla Rampilonga, e perché no anche il suo desiderio di passare alla mountain bike. Dietro di lui Bertolini, Ballan, Cunego e Quinziato. 
 
In realtà, se ne fanno una trentina -di giri- o poco più. Siamo proprio vicini al cartello che indica i giri e all’addetto alla campana. Un signore paffuto sulla mezza età, con capelli bianchi e l’aria bonaria, sottrae manualmente i giri. Ci accorgiamo che ne toglie alcuni, quattro, poi degli altri, due o tre ancora … . A fine gara, gli dico “scusi, permette una domanda”. Alla mia osservazione sui giri mancanti, mi dice in trentino sorridendo “l’è tardi, si finisce troppo in là, e il tempo può darsi ch’inisi a piovere”. Mi giura che non è una prassi …. Io però, di primo impatto ci rimango male. A me piacciono le cose in regola, fatte per bene. Senza il “frego”, nello sport come nella vita. Però, il tipo sembra convincente. In realtà, penso che è solo una grande kermesse sportiva, per entusiasmare la gente. Non ci sono trofei, miliardi e sponsor come nelle gare, i ciclisti sono qui per dare spettacolo e per divertirsi anche loro. Ci sta anche un piccolo frego in buona fede, dai.
 
Intanto iniziamo a parlare con Charly, nostro vicino di transenna, occhi azzurri e tanta voglia di raccontare. Un anziano signore di origini trentine, vissuto trent’anni in Guinea. Dice, che Trento gli rimane stretto e, che dopo aver fatto il …… ha fatto il missionario laico, ci tiene a precisarlo. Ci parla di quando la Guinea era colonia francese, di De Gaulle e di Mariette la moglie cattolica del presidente africano, vera signora della pace.
 
Facciamo a piedi il giro del percorso. Un’umanità varia ad ogni angolo. Troviamo un gruppo di dissidenti di sinistra, alla Zapatero che scrivono con lo spray sul drappeggio di un cantiere “Reddito uguale per tutti”. C’è anche un gruppetto di giovanissimi ciclisti di Drò -sotto il garda- dicono, con maglietta gialla. Gli faccio anche una foto. Ci prendiamo un gelato. In via Balanzani. Ottimo gelato artigianale. Ci sono un gusto, due, tre o quattro. Tre gusti a soli due euro. Fatico a finirlo.
 
Intanto i professionisti sono di nuovo partiti per la gara ad eliminazione, all’americana. Emozionante. Ad ogni giro, l’ultimo atleta che arriva in volata, viene eliminato. Si sfiorano i quaranta orari. Vince Damiano Cunego, secondo Serhyl Gonchar, terzo “Leo” Moser. 
 
I vincitori di ciascuna prova, salgono in una corvette color grigio cielo di novembre, e assieme alle miss trentino e qualche mazzo di fiori fanno il giro del precorso tra flash e applausi.
 
C’è la premiazione, proprio sotto la Fontana maggiore. Gli atleti arrivano alla spicciolata, uno a uno, con la bici in mano. Chi si è già cambiato d’abito chi non ancora. Mettono una transenna per dividere il palco. Noi ci appostiamo per fare qualche altra foto. Passa Honchar, Sella -piccolo e minuto come un soldatino della lego -, Cunego in sella alla bici, il vicentino Ballan dall’alto dei suoi un metro e 88, il bolzanino Manuel Quinziato – davvero un gran bel ragazzo-, Leonardo Moser nipote di Checco, e il mitico Gibo ancora in maglietta e pantaloncini da gara. C’è anche la sorella di Ivan Basso, fidanzata di Eddy Mazzoleni, biondissima in un tubino nero, dall’aria raffinata e snob.
 
Osservo i campioni, in abiti umani, con il manubrio della bici in mano. Senza la bici, paiono delle persone normali. Magrissimi nei loro vestiti, dal lieve accennato sorriso, impensieriti, schivi a volte. Scesi da sella, sembrano quasi fuori posto, come se solo in bicicletta riuscissero a trovare un ruolo, uno spazio tutto loro, un’identità.
 
Vicino a noi, sta un tipo singolare, un ragazzo con i capelli a spazzola che li chiama uno per uno, Gibo !? Emanuele? Leonardo? Quest’ultimo si avvicina, gli sorride si toglie i guanti e glieli dà. Grazie, dice il tipo. Scambiamo due parole. Si chiama Alessandro Loss, è di Matterello. Ci dice che colleziona i guanti dei ciclisti ormai da anni, pressa poco da quand’era bambino. A casa ha anche dei vecchi guanti di Francesco Moser. Ne avrà un centinaio in tutto. Dice di aver conosciuto anche Aldo Moser – era un gran tirchio – dice. Intanto, passa Emanuele Sella, lo saluta e lo ringrazia. Ci mostra i guanti – minuscoli – regalategli poco prima. Stasera, ne ha collezionati tre paia quelli di Sella, di Honchar e di Moser, “Leo”. Chiama a gran voce Gibo. Lui, da lontano si volta e gli sorride.
 
Aprono le transenne. Accediamo in piazza, sotto al palco premiazione. Alessandro si fionda da Gilberto Simoni. Iniziano a parlare, stretto stretto. Poi si voltano verso di noi e ci chiamano. Alessandro gli dice che sto scrivendo un articolo per un giornale toscano, e che metterò di lui e della storia dei guanti, però deve regalargli anche i suoi, altrimenti non farò l’articolo. Simoni mi da la mano, e sorride. Ci chiede di dove siamo. Dico di Sansepolcro, Arezzo. Fa cenno di conoscere il posto e, anche lui, di apprezzare la mia terra. Nel telaio della sua bici, costruita apposta per il giro d’Italia 2006 ha disegnato anche la torre di Pisa! Gli diciamo di aver visitato il suo paese -Palù di Giovo- e di essere passati vicino alla sua casa. Siamo stati anche alla cena in suo onore a Palù, quest’inverno. Dice che si ricorda, poi fa “eh, i toscani”. Il suo paese natale è in Val di Cembra, una roccaforte tra gole e tornanti. E lassù che le sue gambe hanno iniziato a pedalare e soffrire. E’ un ragazzo per bene, Gibo. Molto educato, cordiale e alla mano con tutti. Non me l’aspettavo. In televisione spesso si vede un immagine di lui diversa, distorta direi. Pare uno poco avvezzo ai discorsi e ai complimenti. Invece, devo dire è esattamente il contrario. Continua a parlare con noi, poi lo chiamano per le foto e la premiazione. Va dappertutto lo cerchino. E un tipo sveglio Gibo, uno che non gli sfugge niente. Sono ormai anni che lo seguo per strade e monti. A dire il vero, a me Gibo è sempre piaciuto. Forse perché, a mio avviso, è l’esempio raro di quel ciclismo rude, ma vero. Uno che ti dice le cose in faccia, senza pensarci troppo. Uno che ha sempre lottato, per vincere anche contro se stesso. Uno che è sempre stato li davanti, a ritagliarsi da solo un posto nell’olimpo dei giusti e dei meritevoli. Infischiandosene di tutto il resto, delle chiacchiere, delle mode, delle convenienze o dei complimenti.
 
Alessandro il collezionista di guanti, dice che Gibo gli ha promesso che a fine premiazione, salirà in albergo e scenderà con i guanti. Anche noi aspettiamo. La gente se n’è tutta andata. E rimasto Gibo all’Hotel Venezia proprio di fronte, che si sta cambiando. Simoni è l’unico rimasto con la divisa per tutta la serata, e l’ultimo ad andarsene. Mentre tutti con mogli o fidanzate al seguito hanno già lasciato la scena, lui è rimasto li, a scambiare ultime parole e sorrisi. Un gran signore. Ora capisco perché lo amano i Trentini. Forse, ha quello che non tutti di loro hanno, il pronto sorriso e il savoir-faire.
 
C’è tutta la sua famiglia, la moglie, il fratello e la mamma con un gran mazzo di fiori in mano. Alessandro, il collezionista di guanti gli dice che io sono una giornalista e che scrivo di Gibo. Loro mi sorridono prima di andare.
 
E da poco passata la mezzanotte. Gibo scende nell’atrio dell’ Hotel, lo vediamo dal vetro. Ha dei pantaloni in jeans nero con dei ricami. Casual ma sobrio. Pare uno qualunque, non si direbbe un campione, pare un ragazzo come tanti. Ci vede, esce. Suo fratello l’aspetta con la bici. Sorride, e consegna i guanti promessi. Gli dico – lo sapevo, sei uno di parola -. Lo salutiamo, lieti di averlo incontrato di persona. Gibo e la sua bici scompaiono nella delicata oscurità di Trento. 
 
Inizia a piovere, pian piano, poi a dirotto. Corriamo giulivi sotto gli stanchi cornicioni e le assonnate balaustre, di questa bella notte di ciclismo.
 
Martedì mattino. Il cielo è limpido, chiaro come le trasparenze del mare. Ci fermiamo per un caffè al bar, sotto il monte Calisio. E toh, chi incontriamo, Antonio Stlezer, proprietario della Cantina “Maso Martis” di Martignano, grande appassionato di ciclismo. L’avevamo conosciuto lo scorso inverno, ospiti alla sua cantina, e in marzo avevamo cenato assieme a Città di Castello, degustando i suoi fantastici vini. Ci dice di esser stato tre giorni in Austria a Soelden, per correre la Oetztaler Radmarathon con Kuthai, Brennero, Giovo, e “il mostro” sua maestà il Rombo. Un signore e un atleta. Se qualcuno di voi passa da queste parti, non mancate di visitare la cantina Maso Martis. Il suo Chardonnay e il Talento Trento Doc Riserva e l’accoglienza riservatavi sono delle piccole perle trentine.
 
Giovedì trentuno Agosto si corre la 15° edizione del “Trofeo Melinda” la classica anaune. Cento trentatré i partenti. Partenza da Malé alle 10 e arrivo poco dopo le 15 a Fondo. Presenti Garzelli, Pellizzotti, Nibali per la Liquigas, Commesso, Bruseghin per la Lampre, Simoni e Mori per la Saunier Duval, Celestino della Milram, Mazzanti e Sella della Panaria, oltre ai vari Marinangeli, Efimkin, Pidgorny, Nocentini e Tonti nelle vesti di outsider. Presente anche quest’anno, l’inglese Jamie Burrow della Otc Doors Lauretana, ormai biturgense d’adozione, passista scalatore abile e caparbio, alla ricerca di un suo primo successo da professionista. Il percorso è di 194 chilometri con curve e saliscendi. Si attraversa tutta la Val di Sole, dopo un passaggio in bassa Val di Non tra le mele e il vento. Il circuito finale è di 31,3 chilometri da ripetere tre volte. Decisivi la salita di Ronzone e l’accidentato percorso finale che conduce all’arrivo a Fondo. Arrivano Cinquantuno atleti. Vince Stefano Garzelli, tempo 5 ore e 5 minuti, segue Giovanni Visconti e Santo Anzà. Gilberto Simoni si piazza quindicesimo, Leonardo Moser diciannovesimo. Emanuela Sella è quarantaquattresimo, Damiano Cuneo quarantasettesimo. Ottantadue si ritirano, tra loro purtroppo anche Jamie Burrow. Non lo vediamo arrivare. Tifiamo per lui da anni. L’abbiamo visto in corsa in svariate occasioni. E’ un tipo tosto, umile ma di grande carattere. Forza Jamie.
 
Tanto ciclismo in trentino, tanto tifo, tanta passione, tra giovani e meno giovani, tra uomini e anche tra donne. Tanti i club al femminile, non solo tra giovanissime. Il ciclismo in trentino è cultura, come in toscana d’altronde. Il ciclismo è lo sport nazionale, quello sentito e amato, e quello su cui s’investe tempo e voglia.
 
Mi chiedevo che bello se anche a Sansepolcro ci fosse tempo e volontà di creare una squadra femminile di ciclismo!! So che tante ragazze e donne amano la bici e, come me, la praticano. Perché non associarsi in una squadra per correre o, anche solo uscire insieme qualche volta approfittando di questi magnifici posti. Il ciclismo è uno sport individuale, ma però vive attraverso gli incontri e le sfide.
 
Spero che le mie storie e le mie riflessioni estive siano state, per qualcuno di voi, gradite. Credo che sia spesso necessario guardare oltre, guardare avanti, in senso geografico intendo, perché solo mettendo il naso fuori casa, oltre i propri confini geografici e spirituali si ha la vera percezione, in fin dei conti, di ciò che siamo, o di ciò che non siamo.
 
Monia Mariani
 
 
Alcuni indirizzi utili:
 
Azienda Agricola Maso Martis
Via dell’Albera, 52
38040 Martignano TN
Tel. 0461 821057 – Fax 0461 820394
 
 
 
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