CANNABIS IN FARMACIA? MOLTO MEGLIO DAL “BENZINAIO”!

Una disposizione del Ministro della Sanità Livia Turco nei giorni scorsi ha aperto le porte all’uso terapeutico della cannabis. Che la cannabis, diventata famosa purtroppo a causa degli usi impropri fatti di questo prodotto naturale, abbia proprietà curative o almeno analgesiche era noto già agli antichi abitatori delle Americhe prima dell’arrivo di Colombo e dei conquistadores spagnoli.

Vendere la cannabis in farmacia come vorrebbe la Turco è a mio parere eccessivo, anche perché c’è una sostanziale contraddizione nella decisione del Ministro: se si autorizza l’uso della cannabis in casi gravi, cioè per pazienti verosimilmente ricoverati in Ospedale, non ha più senso una terapia ospedaliera comprendente l’uso della cannabis piuttosto che la vendita nelle farmacie anche a gente che scoppia di salute? In Canada e negli USA l’uso della cannabis a scopo terapeutico è stato introdotto recentemente, ma per i malati di tumore…

 

Vediamo dunque quali sono le proprietà farmacologiche della cannabis, appoggiandoci a quanto scritto su Wikipedia (www.wikipedia.org) l’enciclopedia libera on-line:

”Una meta-analisi del 2001 (che analizza tutti gli studi clinici pubblicati fino al 2000) conclude che la Cannabis è efficace nel dolore neuropatico e spastico, meno in altri tipi di dolore. Ma successivi studi clinici hanno mostrato effetti significativi anche nel dolore tumorale, ed hanno confermato l’ottima attività per il dolore neuropatico e per i sintomi dolorosi nella sclerosi multipla (spasticità, sintomi della vescica, qualità del sonno).

Gerarchia delle possibili indicazioni:

·         Effetti stabiliti da studi clinici su: nausea e vomito, anoressia e cachessia, spasticità, condizioni dolorose (in particolare dolore neurogeno)

·         Effetti relativamente ben confermati su: disordini del movimento, asma e glaucoma

·         Effetti meno confermati: allergie, infiammazioni, infezioni, epilessia, depressione, disordini bipolari, ansia, dipendenza, sindrome d’astinenza

Effetti allo stadio di ricerca: malattie autoimmuni, cancro, neuroprotezione, febbre, disordini della pressione arteriosa.”

 

Ma veniamo al punto. Se state leggendo questo pezzo forse è anche perché vi ha colpito quel titolo bizzarro…la cannabis al distributore di benzina? Tranquilli, non mi sono fumato l’argomento dell’articolo! Molti anziani parlano spesso della canapa, una coltura che fino a qualche decennio fa era molto diffusa in tutta Europa.

Dalla canapa si ricavavano vestiario, vele, corde, materiali isolanti. Era un ottimo combustibile economico, un valido mangime corroborante per il bestiame, una base per prodotti di bellezza.

Dalla canapa si ricavava addirittura la carta. Le banconote francesi e la Costituzione degli Stati Uniti erano, ad esempio, in carta di canapa.

L’Italia era la seconda produttrice di canapa nel Mondo, appena dietro l’Unione Sovietica!

Nel 1937 Henry Ford, uno dei più grandi imprenditori di tutti i tempi, fondatore dell’omonima casa automobilistica, lanciò sul mercato la Ford T, un’auto alimentata ad etanolo di canapa e con gli interni e altre parti fondamentali in fibra di canapa.

Nello stesso anno però il Congresso degli Stati Uniti d’America emanava il Marijuana Tax Act, un provvedimento che metteva al bando non tanto certi usi della canapa, il che sarebbe stato sacrosanto, ma metteva al bando addirittura una pianta!

Nelle stesse settimane la stampa americana si scatenò quotidianamente contro la canapa, ritenuta colpevole dell’esito spesso mortale di molti fatti di cronaca. Ricorda un po’ quello che raccontava mio nonno sull’ultima Guerra, quando qualche “briccone” rubava ogni genere di cibarie ai propri vicini di casa…tanto la colpa la prendevano i tedeschi!

Sempre nel 1937 la DuPont brevettava il Nylon e iniziava la grande ascesa dell’industria legata al petrolio. Il progetto della Ford T fu abbandonato e da allora i carburanti alternativi ai derivati del petrolio furono sostanzialmente lasciati nel dimenticatoio.

Molti commentatori, soprattutto americani, videro già allora e ancor oggi vedono nel Marijuana Tax Act lo zampino delle compagnie petrolifere che vedevano nell’etanolo di canapa il proprio nemico più grande. Jack Herer pubblicò negli anni ‘80 un saggio che diventò presto un best seller "The Emperor wears no clothes".

Dopo settant’anni la situazione è molto simile ad allora, ma le riserve di petrolio sono in via di esaurimento. Si calcola che, se la richiesta di energia dovesse rimanere la stessa di oggi (ma è probabile che salirà, specialmente in Cina e India) le riserve di petrolio nel Mondo si esauriranno fra 40 anni. Ha senso dunque fare progetti a lungo termine come se il petrolio fosse una fonte inesauribile di energia? Ecco dunque che si torna a parlare di carburanti alternativi…

In Brasile già moltissime auto usano il biodiesel, ricavato dall’etanolo estratto dalla canna da zucchero. E’ possibile introdurre anche in Italia questi sistemi? Questa è stata una delle tante domande cui la recente Fiera delle Utopie Concrete a Città di Castello ha cercato di dare risposte. Lo stesso biodiesel brasiliano costerebbe tantissimo per noi, analogamente alla benzina, poiché dovremmo importare gran parte della materia prima per produrre il carburante, oppure importare direttamente il prodotto finito dal Brasile o da altri Paesi.

Esiste una pianta in grado di offrire la materia prima per la produzione di biodiesel che possa essere coltivata anche in Italia e che garantisca una buona efficienza? La risposta è affermativa: è il sorgo!

Il sorgo può essere coltivato praticamente in tutto il Mondo, resistendo bene a qualsiasi tipo di precipitazione e a qualsiasi sbalzo termico. Ogni Paese sarebbe dunque in grado di soddisfare in piena autonomia il proprio fabbisogno energetico senza dover ricorrere alle importazioni e senza lasciare le leve del potere economico nei detentori delle fonti.

il prof. Grassi nel suo laboratorioMa qualcuno, in Italia, sta studiando anche la possibilità di “riesumare” il progetto della Ford T e rilanciare un uso corretto della canapa.

E’ lo scienziato Gianpaolo Grassi (nella foto), direttore dell’Istituto sperimentale per le colture industriali di Bologna. La Legge Italiana consente attualmente la coltivazione della canapa a soli fini tessili, in non più di una sessantina di campi sparsi nel Paese. Compito di Grassi è individuare se in questi pochi campi vi siano tracce consistenti di THC (tetraidrocannabinolo), la principale sostanza psicoattiva della canapa. La presenza di THC provoca il cosiddetto effetto "sballo" tristemente noto. Se fosse possibile avere una canapa senza THC ogni scoglio sarebbe superato…

Già nel Novembre del 2001 (Panorama, n. 45 dell’8 novembre 2001) il prof. Grassi annunciava al Mondo di aver selezionato nel suo laboratorio, insieme all’equipe italo-ucraina che lo assisteva, una varietà di canapa totalmente priva di THC!

Cos’è successo da allora? Nonostante la portata storica di questa scoperta poco o nulla si è mosso, solo il petrolio continua ad essere sempre più scarso e, di conseguenza, sempre più costoso. Avremo mai distributori di etanolo di canapa?

Annunci

3 thoughts on “CANNABIS IN FARMACIA? MOLTO MEGLIO DAL “BENZINAIO”!

  1. Ciao…

    articolo inrteressante, soprattutto per l’attualità del tema… e uno di quelli in cui mi sento chiamato in causa più direttamente, sia profesisonalmente che come giovane. scusa il ritardo con cui mi facico vivo, ma mi sono sempre ripromesso che avrei scritto qlc di più brillante che due pallide righe. Tuttavia
    nemmeno questa volta riesco a mantenere il proposito, mi sono accorto che su youtube c’è un bel pezzo di Beppe Grillo che in maniera molto più chiara e rapida di come potrei essere capace io centra perfettamente la questione…

    PS: ma c’è bisogno di tale dott. Grassi per confermare che esiste canapa senza THC (cmq con valore minore dello 0,3% mi pare previsto per legge)? Il THC è sintetizzato nell’ultima fase della vita della pianta, quando non cresce più e dopo pochi giorni muore (ma poi sapete coll’ingegneria genetica che ci vuole a disattivare un gene?).
    Sinceramente non mi pare la soluzione del problema canapa quella di non avere principio attivo.
    Come non capisco l’uso di “tristemente” e di “sballo”… ma stiamo parlando della stessa cosa? O nel corso dei miei anni universitari mi sono perso qualcosa? O non sappiamo affatto di quello che stiamo parlando?
    Un saluto

    Michele

    michele_brs@yahoo.com

  2. scusa, sono stato superficiale…

    quando a suo tempo lessi il tuo articolo mi convinsi ad intervenire ma poi non ho mai preso l’iniziativa. Nell’imbattermi per caso nel documento di Grillo avevo visto un’occasione per farlo a buon prezzo, solo che poi nel riguardare quello che avevi scritto mi sono accorto che in parte l’argomento era stato trattato. Quello che vorrei chiedere è come mai un’idea possa reggere per 80 anni soltanto basandosi sull’ignoranza delle persone. Perché per plasmare l’opinione delle varie generazioni identificando un costume errato ed uno corretto, ci vuole un adeguato sistema politico, uno status che si mantenga tale e si auto sostenga. Non penso alla liberalizzazione delle droghe leggere, ma ad una loro depenalizzazione. Che porterebbe alla scomparsa del mercato nero e ad una riduzione del giro di affari delle organizzazioni criminali. Certo sarebbe bello recuperare un rapporto “normale” con il concetto di droga nella società di oggi, come lo è da secoli con l’alcool (le due sostanze sono equiparabili in moltissime circostanze), oppure vedere tutelati gli inevitabili consumatori, o non rovinare i giovani per una canna, o aiutare gli anoressici nel recupero dell’appetito o gli altri svariati usi che si possono trovare per questa pianta. Solo che un po’ pessimisticamente non la vedo una strada percorribile; la sfiducia nel fatto che la forza di una buona idea e di una buona dialettica possano arrivare al cuore del problema mi sta venendo in molte circostanze. Finché si parla del ragazzino che si fa la cannetta per essere figo e va al sert, del briaco che rompe le fiorere e si mettono le telecamere e di due macchinette in 30 metri di strada per costringere ad andare a 50km/h non si forma una coscienza ma si induce. E non è solo questione di droga, di assunzione. E’ questione di volontà e di pragmatismo, di indifferenza verso logiche politiche e di interessi. Pensa alla liguria, alle piogge torrenziali e agli allagamenti causati dal territorio fragile: nell’immediato un consolidamento con una pianta che in tre mesi ti crea metri quadri di radici, per poi pianificare interventi di consolidamento nel medio termine. Pensa alla fitodepurazione e alla biomassa che può formarsi per le esigenze di una paese medio… pensa ad un nuovo impulso per la nostra cara vecchia valle… integrazione di servizi fognari (appunto fitodepurazione, abbattimento del carico inquinante della maggior parte degli scarichi civili), slancio all’agricoltura oramai obsoleta (tipo integrando colla colza, nuove colture, nuovo assetto del territorio, nuove produzioni), rinnovo dell’industria e del valore aggiunto (tecnologico) (utilizzo delle biomasse per la produzione di energia, biocombustibili, principi attivi in campo farmacologico). Il tutto nella stessa area, creando un meccanismo che quasi si auto alimenta, che si rende ideale per uno sviluppo ampio e sostenibile. Una sola pianta, mille usi, tanti interessi, ottanta anni di “beautiful” che ci servono da opinione… non devo essere pessimista?
    Scusami se sono logorroico, di non riuscire a scrivere in maniera chiara e lineare e di essere terribilmente noioso,

    un saluto

    michele

    ciao. ti ho pensato stasera. vorrei avere la forza di coltivare sempre il semino che ci hai lasciato e di starmi vicino a proteggermi. un abbraccio.

  3. Grazie Michele, condivido il larga parte quello che dici e soprattutto concordo sull’assurdo dei quasi 80 anni passati nella convinzione generale che da una pianta potesse venire solo del male…che assurdità!
    Non ho mai appoggiato la depenalizzazione delle droghe leggere e tanto meno la loro legalizzazione, ma in effetti c’é molta ipocrisia su questi temi.
    Se ci mettiamo a riflettere, spogliandoci dei pregiudizi ideologici, possiamo fare grandi cose. Queso magari darà noia a qualche multinazionale dell’oro nero, ma…chi se ne frega! Continuano a propinarci tecnologie morte e le prendiamo come innovazioni, ma presto sarà a tutti chiaro che il futuro non può che essere nelle fonti rinnovabili e nell’intelligenza che porta al risparmio anziché al consumo dissennato.
    Grazie e a presto!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...