Il blog, ovvero la fulgida Spada della Libertà editoriale

Apro gli occhi e non ti penso, ma penso: cavolo, che bella cosa è il blog!
Che strumento editoriale democratico! Che possibilità rivoluzionarie offre!

Stamattina presto, appena sveglio ho pensato al blog come a un movimento rivoluzionario, una specie di avanzata degli oppressi che travolge le impalcature della reazionaria e paludata editoria tradizionale, che fa cadere le teste eccellenti degli editori parassiti o sanguisughe, che sconvolge l’ordine delle cose. Ho pensato al blog come a uno strumento portentoso che ti offre la possibilità di esprimerti e far conoscere il tuo pensiero senza passare sotto le forche caudine dell’editoria classica. Mi sono visto proprio in marcia con altri derelitti, armato dei forconi o delle mani nude dei sanculotti parigini, assaltare e conquistare l’odiata Bastiglia dell’industria libraria come è stata finora.
Infatti vediamo qual era la strada obbligatoria, prima dell’avvento della rivoluzione del blog, per scrivere e farti leggere da qualcuno diverso dai tuoi parenti più stretti.

La prima cosa da fare era realizzare un romanzo di un paio di centinaio di pagine o più. Correggerlo e ricorreggerlo. Perdere la vista sul computer o ancora peggio sulla macchina da scrivere. Fare tre, quattro, dieci stesure. Fare il pazzo su ogni singola frase per renderla più incisiva, migliorare la punteggiatura, eliminare le proposizioni secondarie in eccesso, snellire, sintetizzare, revisionare. Ammazzarti di lavoro e farti venire le crisi esistenziali. Uscire la sera e vagare per le strade buie con la barba lunga e gli occhi spiritati meditando su qualche modifica di nessuna importanza da attuare sulla tua creatura letteraria. Infine, dopo mesi o anni di inenarrabili tribolazioni letterarie e mentali, dichiarare: basta così!
A questo punto progetti una veste grafica del tuo romanzo degna del capo impaginatore del New York Times. Fai la massima attenzione al carattere tipografico da usare, all’interlinea, allo spazio destinato alla rilegatura, ai bordi. Stampi dunque il tuo romanzo, utilizzando solo cartucce originali (quelle che costano il quadruplo delle ricariche cosiddette compatibili) per aumentare la qualità di stampa; e ti fai da te tutte le stampe di cui hai bisogno perché non ti fidi neanche un po’ della qualità delle fotocopie dei negozi specializzati. Fai fare una rilegatura elegante con tanto di lucido per colpire come si conviene l’occhio del lettore.
Stimi di dover spedire, per ottenere una minima possibilità di farti notare presso il mondo editoriale, almeno dieci copie del tuo romanzo. E calcoli, tra stampa, rilegatura, spedizione raccomandata, buste da spedizione imbottite eccetera, di spendere duecento euro se ti va bene (e separarti da quella cifra è una pura stilettata al cuore perché di certo non navighi nell’oro).

Naturalmente non è ancora finita perché viene ancora lo stramaledetto rituale della lettera di presentazione all’editore, con annesso curriculum. La lettera di presentazione è la cosa più odiosa e pallosa che ti sia mai capitato di scrivere in vita tua, devi prendere a calci il tuo amor proprio e prostituirti a formule idiote (il termine esatto era un pochino più forte, ma mi trattengo) che ti fanno sentire peggio che se avessi ingurgitato un bottiglione di olio di ricino. E allora bando a ogni vergogna e dacci sotto con gli “alla Vostra cortese attenzione”, i “distinti saluti”, gli “spett.le sig. dott.”, i “sperando di aver suscitato la Vs attenzione” e via tromboneggiando. Non è finita perché il meglio deve ancora venire. C’è il curriculum. Cioè devi scrivere qualche nota di te in cui possibilmente appari come un individuo geniale dedito a professioni di successo retribuite con secchiate d’oro e pietre preziose. Sei riuscito a sopravvivere fin qui, hai affrontato disagi e compiuto eroismi che neanche i Trecento delle Termopili, ma il curriculum minaccia seriamente di accopparti. Che diavolo ci puoi mettere in quel canagliesco curriculum? Non hai una lira, non lavori, non hai mai pubblicato, nessuno ti conosce nemmeno nel tuo palazzo e la tua ragazza – una megera petulante che quasi non ti degna di parola – ti ha abbandonato per chiudersi in convento. Che ti puoi inventare per scrivere un curriculum in cui appari in una luce un po’ diversa da quella di Calimero sono Piccolo e Nero? Comunque, un po’ mentendo, un po’ tacendo, un po’ impreziosendo, un po’ spergiurando… ecco che pure il curriculum è pronto e spedisci i plichi alle case editrici.

Nessuno ti risponde per mesi. Pare che il tuo sudatissimo lavoro letterario non sia giunto nemmeno a destinazione. Dopo alcune stagioni meteorologiche dominate da effetti serra e buchi dell’ozono fai qualche telefonata alle case editrici, dove ti senti rispondere, da cialtroni più scortesi di un impiegato postale da sportello, che le telefonate degli autori non sono gradite. E che non si rilasciano giudizi sul tuo romanzo. Se non ti arrivano segnali da questa casa editrice fino diciamo al prossimo manifestarsi dell’anticiclone delle Azzorre – dice la strafottente segretaria con cui comunichi – è probabile, ma non del tutto certo, che il tuo lavoro non abbia riscosso successo. Comunque sei vivamente pregato di non rompere le scatole con altre telefonate se non vuoi essere denunciato come molestatore.
E’ chiaro che quando ti imbatti finalmente in individui in carne e ossa, veri e leggendari personaggi del mondo editoriale, ti rendi conto che hai a che fare con mezze calzette, con parodie umane come quelle descritte qui… e ti rendi conto che questi dementi subumani dovrebbero decidere se il tuo romanzo merita o no di essere pubblicato. Ti rendi conto che un giorno dovrai sederti davanti alla scrivania di questi mentecatti e magari pendere dalle loro labbra o blandirli e implorarli affinché ti pubblichino la tua creatura letteraria.

Per fortuna ora c’è il blog. Per fortuna il blog ha sta portando un colpo mortale all’ancient regime dell’industria della comunicazione scritta.
Il blog ti evita di avere a che fare con qualsiasi scaldapoltrone rimbambito da segreteria letteraria. Il blog ti dice: il tuo editore sei tu. Il tuo stampatore e distributore sei tu. Il tuo ufficio stampa e la faccendiera editoriale presso cui impetrare informazioni sei tu. L’individuo davanti alla cui poltrona devi sederti con il fiato in gola sei tu. Il solo personaggio da maledire se ciò che pubblichi non ti piace sei sempre e solo tu.
Devo averlo detto già da qualche parte, ma Dio salvi il blog! :-))

Allons enfants de la Patrie,
Le jour de gloire est arrivé !
Contre nous de la tyrannie,
L’étendard sanglant est levé!

http://penultimi.blog.tiscali.it/gr3123030/

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4 thoughts on “Il blog, ovvero la fulgida Spada della Libertà editoriale

  1. Carissimo Mirco, previo consenso dell’autore, posto questo articolo che, personalmente, visto l’argomento trattato, trovo uno dei migliori che abbia mai letto. Spero di aver fatto cosa gradita, e vai a visitare il blog, ne sarà valsa la pena. Che ne dici se lo mettiamo sul Difensore? Baci, Marion

  2. Che strana sensazione vedersi pubblicare il proprio articoli fuori dal tuo blog! Mi piace questa veste grafica.
    Devo dire che oggi sono ancora più convinto delle tesi che ho avanzato in questo post. Il blog è una ventata di democrazia. Il blog è rivoluzione. Il blog sconvolge il mondo della comunicazione scritta (e gli anni a venire mostreranno quanto forte sarà la spallata che la comunicazione virtuale assesterà all’editoria tradizionale). Il blog è un grimaldello che scardinerà il Vecchio Regime aristocratico dell’editoria. Basta così, o mi metto sul serio a cantare la Marsigliese della Liberté, dell’Egalité e della Fraternité editoriale. :-)

    Mio Capitano

  3. Bel pezzo, complimenti! In questi giorni mi sto giusto impegnando per aiutare un mio amico a pubblicare il suo primo romanzo…
    Fortunatamente non abbiamo incontrato gente squallida come quella descritta nel post!
    Benvenuto Capitano e complimenti per il tuo blog!

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