VIOLENZA DIETRO CASA

Città di Castello. Perugia. Umbria. Diciotto chilometri da casa mia. Due ragazze di ventitre anni si fermano lungo la strada con la loro auto. Sono uscite dal lavoro in un bar del posto. E’ tardo pomeriggio. Sono felici. Un giorno di lavoro se n’è andato. Si rilassano, finalmente. Parlano delle cose da adolescenti. Dei ragazzi. Dei loro amori. Ridono. Fumano una sigaretta. Aprono il finestrino. Continuano a ridere. Fuori la notte comincia a scalciare ombre sui vetri e sopra gli orti.
Città di Castello è un grande paese. Più di 40 mila abitanti. E’ un posto dove si vive bene ancora. C’è tanto verde attorno. E tante fabbriche. C’è lavoro. La tipografia e la grafica. C’è la montagna salendo per Bocca serriola, e oltre le curve, Urbino dei Montefeltro e il mare adriatico. Città di Castello, Tifernum. Patria di Alberto Burri. In centro due piazze, quella di sopra e quella di sotto. Città di Castello, patria del tartufo e della Bellucci. Un posto come tanti. Gente come tanta, che lavora e che sgobba, che dopo il lavoro si rilassa. Città di Castello, molti extra comunitari, regolari e non. Qualche mendicante e qualche senza tetto. Un grande ospedale e lo stadio.
Due balordi bussano al vetro. Hanno in mano un vetro di bottiglia. Le obbligano ad aprire la portiera. Le ragazze piangono e urlano. Entrano in auto. Sono due ragazzi anche loro. Sui vent’anni. Italiani. Ubriachi. Fanno discorsi strani. Allucinati. Sotto l’effetto della droga. Una delle ragazze è strattonata fuori. La ragazza urla con tutto il fiato. Nessuno la sente. Intorno solo ombre e vuoto di facce.
La ragazza è portata nei campi intorno. Strattonata e offesa. Il ragazzo si avventa su di lei con tutta la sua ira allucinata. Con tutta quella noia di vivere in provincia. Con tutto quell’odio per la vita. Violentata. Violentata. Violentata .L’altra è risparmiata.
I visi di quelle ragazze, spauriti e offesi, s’incontrano tra le ombre. Persi nel vuoto, luccicanti di terrore e disprezzo. Lacrime amare solcano le loro pallide guance da adolescenti. Sono abbandonate lungo quella strada che la notte la sua polvere ha divorato. Tra quei campi e quelle fabbriche, tra quei miseri angoli di vergogna.
I due balordi salgono nell’auto. Le loro mani macchiate di vergogna. Ebbri. Si sentono eroi, invincibili e inimitabili. Senza rimorso né ricordo. Ancora più annoiati, ancora più stolti. Come animali senza metà, guidano assieme alla loro feroce ragione. Belve senza occhi né anima. Lasciano l’auto da qualche parte. Scendono nel buio, fitto e malvagio, verso le loro case. Come niente fosse stato.
Le ragazze si disperano sul ciglio della strada, un passante le soccorre. Piangono e gridano, la violenza subita sprigiona dai loro acuti singhiozzi. Una denuncia sta sopra un grigio tavolo, al commissariato di Polizia. La scientifica farà i rilievi, cercherà tracce e dna. Due ragazze ingenue e indifese, come tante. Rannichiate nelle loro coperte, dentro l’anima.ferite profonde , incancellabili.
Stanotte, quei ragazzi dormono nei loro letti. I loro genitori rimboccano le coperte, ignari. Due giovani qualunque, forse studenti disciplinati. Quattro giovani con gli stessi identici sogni. Quattro giovani con le stesse famiglie per bene, con la stessa giovinezza inconsapevole.
Due balordi senza diritto. Senza diritto a rovinare i sogni di qualcun altro. Chiunque esso fosse. Pagheranno, quei balordi. Lo faranno. E se la giustizia fallirà, ci penserà la loro coscienza.

Città di Castello, 30 Gennaio 2006
Monia Mariani (da
http://moniamariani.blog.tiscali.it)

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...