In viaggio per la E45: uno stressante percorso ad ostacoli che non migliora mai

La superstrada E45, Ravenna-Orte, continua a lasciare ricordi poco piacevoli agli automobilisti. Nonostante le asfaltature del 2006 lungo il tratto toscano, e quelle del 2007, nel versante romagnolo, i disagi legati alle condizioni strutturali ed ai tempi biblici dei cantieri restano numerosi. Nel tratto umbro sono numerosi i tratti, tra Perugia e San Giustino, in cui l’asfalto presenta numerosi avvallamenti e buche, dovute in parte al perdurare delle cattive condizioni meteorologiche. Il percorso toscano si presenta praticamente dissestato nell’intero tratta ricadente nel comune di Sansepolcro, territorio in cui, oltretutto, vengono effettuati monitoraggi della velocità con il telelaser da parte della polizia municipale locale. La situazione non migliora assai nel proseguo del tratto toscano, nei pressi del comune di Pieve Santo Stefano, dove, al di là di un segmento di strada nei pressi dello svincolo Madonnuccia, che si presenta in condizioni buone dopo ormai tre anni dal termine dei lavori, che testimonia l’impiego di materiali idonei, vi sono molti punti in cui l’asfalto presenta dei deterioramenti, specialmente in corrispondenza di buche ed avvallamenti “storici”, il che fa presagire la presenza di una sottostruttura scadente e la frequente formazione di colli di bottiglia in loco. Il confine tra Toscana ed Emilia-Romagna è incredibilmente collegato dalla sola superstrada: la vecchia statale tiberina, ora ceduta al comune di Pieve Santo Stefano, dallo svincolo di Pieve Santo Stefano Nord fino a Canili, versa in condizioni di abbandono, poiché dimessa dall’ANAS e perché data in gestione non alla Provincia di Arezzo, ma ad un comune di appena tremila abitanti. Tra Valsavignone ed il confine regionale, infatti, una serie di frane interrompono la strada, che potrebbe fungere da valida alternativa in caso di gravi problemi lungo la E45. Il tratto romagnolo è percorribile su una sola corsia, ormai da molti mesi, dall’area di servizio di Piantrebbio fino a pochi metri prima della galleria di Quarto, interessando entrambi i sensi di marcia e duplicando i tempi di percorrenza e i costi per la collettività. In questi tratti le condizioni strutturali della superstrada sono leggermente migliorate, in seguito ai lavori di ammodernamento, che però non hanno interessato le gallerie, le quali si assomigliano a delle caverne oscure. In prossimità dell’uscita di Verghereto vi è un semaforo che regola il transito sul viadotto Fornello Nord, a senso alternato, al fine di consentire i lavori di demolizione e sostituzione degli impalcati del viadotto Fornello Sud: un’opera d’arte che fin dalla sua inaugurazione ha sempre presentato problemi di staticità, fino all’aggravarsi della situazione che, dal 1998, ha costretto la percorribilità di entrambi i viadotti su una sola corsia e frequenti deviazioni, per lunghi periodi, sulla strada provinciale di montagna. Il semaforo dovrebbe appunto evitare che i mezzi percorrano, allungando spaventosamente il percorso, la tortuosissima strada SP 137, per circa 10 chilometri. Eppure, a causa di una deviazione su tale strada in carreggiata sud, che inizia pochi metri dopo la galleria Roccaccia, attraverso una rampa “da garage” costruita appositamente, durante i week-end e le ore di punta del venerdì, si formano code lunghissime che arrivano fino ad oltre 15 chilometri di distanza, ovvero, fino alla galleria di Quarto, poiché sono presenti altri cantieri di ricostruzione dei viadotti situati sopra l’abitato di San Piero in Bagno ed in corrispondenza dell’uscita omonima. Il viadotto Savio, chiuso attualmente al traffico in carreggiata sud, presenta da sempre dei gravi problemi strutturali, con il formarsi di voragini e cedimenti della sottostruttura, con rischi enormi per i guidatori. Anche la carreggiata nord, interessata da mesi di cantieri nel 2007, presenta dei recidivi segnali di cedimento. Il tratto tra le uscite di Bagno e di San Piero sono interessate da scambi di carreggiata, a causa del ventennale dissesto del tratto, che ha sempre riportato problemi di giunti di dilatazione. Il protrarsi dei cantieri sta rendendo molto difficile il transito, a causa di grandi avvallamenti che si stanno piano piano formando. Dopo la galleria di Quarto, al di là delle precarie condizioni di sicurezza delle gallerie, fino all’uscita di Borello si registrano solo alcune buche, che comunque si formano sempre nei soliti punti. Il tratto cesenate versa, invece, fin dalla fine del 2006, in condizioni di pericolosità estrema: la larghezza della carreggiata, essendo la più datata della E45, è inferiore ai parametri attuali ed il fondo stradale è fortemente avvallato e con una pavimentazione sbriciolata che rende difficilissimo il controllo del mezzo. Mesi fa vi erano state delle migliorie in carreggiata sud, ma interessanti solo metà del tratto gravemente accidentato, che ora continua a deteriorarsi. In parole povere, tale strada di grande comunicazione, unica vera alternativa all’Autostrada del Sole, continua a far parlare di sé. Vi sono sporadiche migliorie di breve periodo, per poi ritornare alle condizioni di sempre. E’ evidente che la causa va ricercata più a fondo, che riguarda la gestione e i costruttori, e che forse, per il momento l’unica vera alternativa è la trasformazione di autostrada, magari con pedaggio per i soli mezzi pesanti, data l’inadeguatezza dell’arteria nei loro confronti, e prendendo in seria considerazione l’ipotesi, presentata mesi fa dall’ing. Giunti, di una variante di tracciato che interessi il tratto appenninico, da Pieve santo Stefano a Mercato Saraceno, la quale, a fronte di costi elevati di realizzazione, nel breve periodo, comporterebbe dei forti risparmi di gestione nel lungo termine.

 

Manuele Brizzi

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