Città “energetiche”

Diventa sempre più chiaro che le nostre città, così come sono state pensate e come noi stessi siamo abituati a pensarle, sono divenute il luogo della “non vivibilita” per eccellenza. La rivoluzione industriale, che potremmo dire, ha dato il via al cambiamento ed alla trasformazione delle nostre architetture, ci ha restituito luoghi che sempre più si allontanano dall’essere a misura d’uomo. Non è errato, o almeno non lo è totalmente, dire che “l’urbe” moderna, così come noi la conosciamo, sta divenendo un esperienza fallimentare, a livello umano ed ambientale. Le nostre città, o almeno buona parte di esse, sono cresciute ben oltre i limiti di quanto il luogo che le ospita potesse sopportare, sono divenuti esseri “famelici” che, nel tempo, hanno assalito e divorato ogni spazio, divenendo la negazione della natura. Probabilmente, in epoca Greca, questo avrebbe dato vita a nuove città, costruite in altri luoghi e secondo criteri che assecondavano il “genius loci”, oggi no questo non è più possibile, sono ormai finiti gli spazi su cui poter edificare nuove mura. Le crisi energetiche che si sono verificate a partire dagli anni 70, hanno dimostrato come la totale dipendenza da fonti non rinnovabili, ci abbiano indotto, sicuramente senza volerlo, ma non liberi da colpe per non aver guardato oltre, a costruire giganti con i piedi di argilla che ormai mal sopportano il peso delle problematiche ambientali. Tuttavia le nostre città ci sono e li restano, per fortuna o per disgrazia a seconda del punto di vista che l’osservatore vuole assumere, spetta a noi farci carico delle problematiche ambientali, oltre che sociali, irrisolte da decenni. Personalmente credo che occorra fare “di necessità virtù”, è innegabile che serva un cambio di direzione, a tutti i livelli, spetta a noi rimboccarci le maniche e divenire fattivi, oltre che propositivi. La tecnologia ci ha dato armi forti con cui combattere la battaglia, le fonti non rinnovabili non sono più una catena così stretta, tuttavia senza scomodare sempre il fotovoltaico, l’eolico e quant’altro, sono convinto che si possano ottenere significativi risultati anche solo con semplici interventi di manutenzione, ordinaria e straordinaria. Se versiamo acqua in un bicchiere pieno di piccoli forellini siamo sicuri che non riusciremo mai a riempirlo, o quantomeno lo riempiremo con un dispendio enorme di acqua, allo stesso modo se i nostri edifici ad ogni minima escursione termica cedono o guadagnano energia dall’ambiente, il dispendio che avremo, per climatizzarli, sarà enorme, sotto il profilo economico, catastrofico dal punto di vista ambientale. Le città in cui viviamo possono divenire il luogo dove risparmiare energia e questo senza interventi che ne stravolgano completamente l’assetto, basterebbe effettuare un buon isolamento termico delle pareti (evitando i ponti termici) ed usare infissi a taglio termico, già da soli questi due tipologie di accorgimenti, se estesi a tutti gli edifici, farebbero abbassare notevolmente le emissioni di CO2 nell’ambiente.

(da http://bortoneinno.wordpress.com)

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