Fiori di neve

Viaggia sull’ali del vento il canto degli internati,
narra dei lunghi inverni vicino al fuoco ove favilla
la fiamma che breve si smorza nella lunga agonia
dei lugubri campi di concentramento.
Un destino crudele accompagna filosofie e dialettiche
ogni uomo libero di credere, sognare, d’amare.
Strade solitarie, deserte e silenti
le macchine corrono , appaiono, svaniscono.
In questa interminabile storia d’amore e di tenebre
in questa folle canzone ove danza
questo povero corpo ignudo, ferito, preso a calci.
Se questo è un uomo.
Nel silenzio rifugge lo spirito
a pregare inni e salmi che sollevano
l’animo e lo conducono un po’ lontano dall’odio.
Giorno della memoria tante fosse comuni.
Questo umile canto d’amore.
Questo essere vittime e carnefici.
Questa breve tregua.
Questa infinita guerra.
Questo andare ancora tutti insieme incontro alla morte.
Il tedio dei giorni il tendere le mani ad afferrare farfalle elettriche
in volo libere su un manto di neve.
Ologrammi di giorni lontani.
L’ indifferenza conduce il verbo al patibolo.
La folla riunita in piazza tacita ammira
il cappio intorno al collo degli ultimi
applaude a veder bruciare gli antagonisti di questa storia.
Inverno, sogno divino, soffio d’un vento migrante
le mani si tendono, gli occhi ti guardano
mentre a gran passi svanisce nella nebbia il passante
e con lui la memoria del suo tempo.

Domenico De Ferraro

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