Il valzer dell’ipocrisia

Eluana Englaro muore dopo 17 anni di coma irreversibile e si scatena la tempesta nella politica italiana. Una volta tanto forse a tacere dovrebbero essere proprio coloro che hanno avuto anni per approvare una legge in materia e non hanno fatto nulla, riducendosi a scrivere in fretta e furia una leggina impossibile da firmare (e bene ha fatto Napolitano a non firmare nulla) all’ultimo minuto.

Se n’è andata dopo 4 giorni di sospensione del nutrimento minimo. Per alcuni un modo barbaro, al limite dell’eutanasia, addirittura un omicidio come sostenuto dal senatore Quagliariello. Per altri, tra cui alcuni medici, l’unico modo possibile per porre fine a sofferenze che non avrebbero comunque mai garantito alla giovane il ritorno a una vita normale. Facile comunque giudicare ora. Facile giudicare stando fuori dal contesto. Beppino Englaro, diviso in questi giorni tra la figlia morente ad Udine e la moglie malata a Lecco, ha forse lanciato l’appello più giusto, rivolgendosi ai presidenti della Repubblica e del Consiglio e invitandoli a vedere di persona come stavano le cose. “Cultura della vita contro quella della morte”, si fa subito a far “poesia” su questi temi, si fa subito ad agitare le masse, ma non è serio attaccare discorsi politici senza avere le basi mediche e in molti casi nemmeno quelle etiche per poter discutere di temi così elevati. Di sicuro serve una legge in materia, ma quanto tempo abbiamo avuto per scriverla?

Personalmente ho sentito parlare del caso Englaro per la prima volta circa 5 anni fa, i politici che stanno a Roma credo abbiano il dovere di saperne più di un semplice lettore come me, eppure non hanno mosso un dito. Hanno aspettato che sospendessero il cibo a Eluana per mettersi a scrivere e ora accusano, lanciano anatemi, gridano all’omicidio. Beh, se di omicidio si tratta dovrebbero sentirsi essi stessi responsabili, non credete?

“Testamento biologico”, una formula di cui sentiamo parlare da anni, ma non si concretizza in legge, chissà perché. Ma il perché forse lo vediamo chiaramente in questi giorni. Non è il Parlamento a legiferare su certi temi, da noi esiste un’autorità “superiore” in materia e lo dico da cristiano s’intenda! Ho sempre sostenuto e sosterrò sempre il diritto del Vaticano a interessarsi dei temi etici e politici italiani e non ho mai parlato di “ingerenza della Chiesa” nelle attività dello Stato. Non ne parlo neanche stavolta, anche perché non sarebbe giusto. Il Vaticano ha espresso dei giudizi, che personalmente e, se me lo permettete, cristianamente non condivido. Ma non ha imposto nulla. Ormai non ne ha nemmeno bisogno, basta un sospiro di Ratzinger e ci sono subito flotte di deputati e senatori pronti a cavalcare la protesta, magari senza averne neanche capiti i termini. E’ successo così anche per l’indulto. Ma in quel caso i parlamentari sono stati decisamente più furbi (o per meglio dire furbetti) e con la scusa del ricordo del grande Papa Wojtyla hanno trovato pure il modo di evitare la galera a Previti (!!!) oltre a tantissimi delinquenti comuni. Con il povero Marco Biagi hanno fatto la stessa cosa, intitolandogli una legge talmente oscena che sembra di averlo ammazzato due volte. Quella legge io continuo e continuerò a chiamarla Legge Maroni, a ognuno il suo. Non c’è due senza tre, ora magari faranno la Legge Englaro in memoria di una ragazza meravigliosa quanto sfortunata. Visti i precedenti è lecito temere il peggio.

Ancora per giorni, in un grande valzer dell’ipocrisia i telegiornali saranno pieni di discorsi sulla povera Eluana, poi calerà il silenzio su tutto. Ricordate Piergiorgio Welby? Anche allora si parlò di una legge, ma poi… Il valzer continua purtroppo e rende sempre più triste vivere in questa italietta in cui ci si appassiona di tutto, ma sempre troppo tardi. Un paese in cui tutti giudicano, ma nessuno accetta di essere giudicato. Un paese che, di conseguenza, ha i governanti e i parlamentari che si merita. E via un altro giro di valzer. Intanto Eluana però non c’è più ed era certamente l’unica fine possibile di una vicenda iniziata con un terribile incidente nel 1992. Il Manifesto di oggi titolava ad effetto “La tempesta dopo la quiete”, intuendo il caos mediatico se possibile ancora più martellante di quello degli ultimi giorni su questo caso. Speriamo che si sbaglino, speriamo che un minimo di decenza risparmi ulteriori sofferenze a un padre distrutto, a una famiglia lacerata dal dolore da ben 17 anni mentre il resto dell’Italia se ne fregava…quell’Italia che ora pretende pure di giudicare, ma non ha alcun diritto di farlo.

Silenzio, ora solo silenzio. E una Legge, possibilmente fatta bene.

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