Gli ordini non si discutono…si cambiano!

In questi giorni l’atmosfera del lutto nazionale ha coinvolto un po’ tutti e in fondo è anche giusto che sia così. Quando muoiono dei giovani, soprattutto in maniera così drammatica, è sempre una brutta notizia da dare e da leggere.

Voglio però riflettere senza il peso opprimente della troppa retorica di queste ore. Quei ragazzi meritano il rispetto di tutti gli italiani e le loro famiglie meritano ugualmente il sostegno concreto dello Stato. Uno Stato che gli ha dato degli ordini, cui hanno sempre risposto “presente”.

Gli ordini, quando si ha una divisa, non si discutono. Questo tuttavia non esclude che tali ordini possano essere sbagliati.

La guerra in Afghanistan, fin dalle prime settimane, è apparsa come una forzatura esasperata. Come ritorsione contro un attentato terroristico in cui 20 kamikaze quasi tutti dell’Arabia Saudita hanno colpito gli USA, veniva dichiarata guerra a un paese che…non era l’Arabia Saudita.

“Bin Laden si nasconde in Afghanistan” si diceva. Se fosse stato vero non ci sarebbe stato bisogno di dichiarare guerra, bastava un’azione di intelligence. Bastava la CIA, non servivano i marines. Non serviva dichiarare quella guerra e a nulla serviva la successiva occupazione militare del paese, fase cui ha partecipato e partecipa attivamente anche l’Italia.

“Porteremo la democrazia in Afghanistan”. Questo è diventato lo slogan principale nei mesi successivi a una guerra che ancora non trovava giustificazioni. Poche settimane fa ci sono state le elezioni in Afghanistan…più di un milione di voti truccati, violenze assurde, minacce…

La domanda da porsi è “cosa stanno facendo i nostri soldati laggiù?”. Loro non hanno colpe, eseguono ordini e rischiano la vita in una missione che -sempre che lo sia mai stata- non è di pace, ma di guerra. In Afghanistan è ormai in atto una guerra civile in cui si fronteggiano fazioni violente, certamente ben poco democratiche.

Ci è stato detto che i nostri soldati erano in Afghanistan per garantire una transizione democratica, ma la democrazia non è quella di Karzai e dei suoi signori della guerra, esattamente come non era certamente democratico il regime talebano.

I nostri soldati obbediscono, come è loro dovere. Anche se l’ordine è quello di difendere un regime contro le azioni di guerriglia dei sostenitori del regime precedente. Loro non hanno la possibilità di discutere gli ordini, ma la politica deve fugare il dubbio -profondo- che gli ordini siano sbagliati.

Non ha senso che i nostri soldati difendano un dittatore mascherato come Karzai. I dittatori si combattono, non si difendono! Questo deve valere anche per un paese che ultimamente ha reso fin troppi onori ad altri dittatori come Putin e Gheddafi…

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