Crocifisso: è con l’ignoranza che si alimentano le divisioni

Riflessione sul comunicato del sindaco di Sansepolcro
sulla sentenza della Corte Europea sul Crocifisso

Se uno crede non ha bisogno di simboli da vedere o toccare, la fede è una questione prima di tutto intima, poi ovviamente può essere manifestata, diffusa, ma mai imposta. Non mi ha dunque mai appassionato più di tanto questo tema.
Ora, caro Sindaco, non avrei onestamente idea di cosa dire a Giotto e a Piero della Francesca, anche perché ho onestamente altre frequentazioni…tuttavia vorrei far notare che nel suo comunicato ufficiale (!)  c’è un mix di ingredienti inconciliabili, soprattutto se si pensa che quel testo è scritto da un sindaco.
Nessuno, tanto meno l’Unione Europea, si sognerebbe mai di dire nulla sul Volto Santo…a meno che la chiesa in cui si trova non diventasse una scuola, ma mi sembra un’eventualità piuttosto remota (sebbene con l’incertezza dimostrata dalla sua amministrazione comunale sul tema dell’edilizia scolastica ormai non ci stupiremmo di nulla!).
Come saprà, caro sindaco, anche perché ex insegnante, la presenza del crocifisso nelle aule è prevista non da norme divine, ma da un molto più prosaico regolamento sugli arredi scolastici. Per la normativa italiana insomma, difendere il crocifisso o la lavagna è la stessa cosa.
Potrà sembrare una cosa un po’ rozza e su questo posso essere d’accordo, ma la regola è questa. Se si vuol proporre di modificare la norma è un conto, altrimenti di cosa parliamo?
Caro sindaco, lei cita poi la Croce Rossa, come se fosse un simbolo religioso, ma dovrebbe sapere che questa interpretazione è solo una stortura. In origine il simbolo della Croce Rossa internazionale venne “copiato” da quello della bandiera svizzera, semplicemente invertendone i colori. Il significato di quella bandiera era “neutralità”. Solo successivamente qualcuno volle affibbiarle significati religiosi, da cui poi sono nate la Mezzaluna Rossa, la Stella di David Rossa…fino alla scelta di un nuovo simbolo, il Cristallo Rosso, che dal 2005 ha iniziato a sostituire tutti gli altri per restituire a questa nobilissima istituzione il significato unitario originale.
La croce non è, né può diventare simbolo di divisione. Lo diventa tuttavia proprio quando importanti esponenti pubblici come lei si lasciano andare a dichiarazioni sconsiderate e francamente profondamente ignoranti in materia.
Lei ha frequentato spesso le comunità islamiche cittadine da quando è sindaco, perché non chiede loro se si sentono offesi dalla Croce? Le risponderanno che Cristo è considerato dal Corano uno dei grandi profeti. Secondo loro, semplicemente, non è morto in croce, ma è stato sostituito da un’altra persona (una lettura diversa dell’episodio di Simone di Cirene che si può leggere anche nella Bibbia).
Alcuni giorni fa un grande giornalista italiano chiudeva un suo editoriale con queste parole, che credo siano pienamente adatte a chiudere anche questa mia riflessione: “Oggi i peggiori nemici del crocifisso sono proprio i chierici. E i clericali.”

Mirco Giubilei

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