La scomparsa dei fatti. TAV

Alzi la mano chi sa dirmi cosa dicevano i sostenitori del movimento No-global che manifestavano a Genova nel 2001. Alzi la mano chi sa cosa dicono i sostenitori del No-TAV in Val di Susa oggi. Alzi la mano chi sa dell’esistenza del No-tubo oggi a Città di Castello, Pietralunga, Apecchio.

In tutti i tre casi c’è un NO, ricorrente, cui si associano tuttavia delle ulteriori negazioni, molto più pericolose. Pericolose per l’informazione, pericolose soprattutto per l’uso politico che si fa dell’informazione.

In tutti i casi il NO più grande, certamente non voluto dai sostenitori dei movimenti, è il NO alla corretta informazione. O meglio, alla conoscenza dei fatti.

Sui primi due casi, che hanno avuto a differenza del terzo (almeno per ora) eco nazionale, di informazione ce n’è stata quantitativamente tantissima.

Tuttavia siamo stati informati solo ed esclusivamente su un aspetto –seppur– grave delle due vicende, ovvero sugli scontri tra forze dell’ordine e i cosiddetti black-block a margine delle manifestazioni.

Diciamolo subito con chiarezza, chi commette violenza ha sempre torto, chiunque sia.

Chiunque abbia commesso atti di violenza e/o ordinato tali atti deve essere denunciato, individuato e giudicato da un tribunale. Chiunque abbia ordinato e/o eseguito atti di tortura nei confronti di pacifici manifestanti, che nulla avevano a che vedere con estremisti violenti come i sopra detti black-block, deve essere punito.

Ha dunque pienamente ragione il ministro Maroni quando afferma che a chi ha commesso tali atti debba essere contestato il reato di tentato omicidio. Ed è altrettanto evidente che il ministro Maroni, ministro degli Interni e dunque della Polizia, sia il primo a doversi difendere dalle accuse.

Ma questi sono i temi su cui si concentrano i media nazionali.

Le vere domande, sul TAV, sono altre:

   Serve a qualcosa fare un TAV tra Torino e Lione?
E’ possibile avere delle analisi costi-benefici attendibili dell’opera?
Come stanno andando le cose sul fronte francese dell’opera?
E’ normale che per fare un’opera pubblica si debbano schierare le forze dell’ordine?
Quali sono le tesi dei manifestanti No-TAV?

Questi sono i fatti, questo dovrebbero dirci i giornali.

Nel 2001 il movimento No-global diceva delle cose che si sono rivelate giustissime. Le previsioni fatte sull’economia mondiale e sul suo futuro collasso erano, purtroppo, pienamente corrette. Ma quasi nessuno in Italia lo sa. Per la massa nel 2001 c’è stato semplicemente un grave episodio di violenza urbana a Genova con uno scontro tra forze dell’ordine e black-block. In quel caso c’è stato anche un morto. Un morto.

Da allora si è parlato molto degli scontri, delle torture, del morto.

Non si è più parlato dei fondamenti culturali ed economici del movimento No-global.

I volti noti di quel movimento per gli italiani sono stati sostanzialmente Luca Casarini e Francesco Saverio Caruso, ovvero gli esponenti più violenti e politicizzati.

In pochi conoscono invece i nomi di Naomi Klein, Vandana Shiva, Noam Chomsky e i premi Nobel per l’economia James Tobin e Joseph E. Stiglitz. Cercateli in Rete e scoprite il loro pensiero, andate a vedere cosa dicevano nel 2001 e vi sarà tutto più chiaro. Cosa dire poi del nostro cittadino onorario padre Alex Zanotelli?

Ecco, tornando al TAV, la storia sembra ripetersi. Unica differenza, fortunatamente, il fatto che non ci siano morti.

Concentrandosi sui fatti invece possiamo vedere come vi sia una larghissima condivisione degli studiosi sull’inutilità del TAV.

Il comitato Pro Natura Piemonte ha sintetizzato i 150 motivi per cui il TAV in Val di Susa è perfettamente inutile, ma non è certamente l’unica realtà ad opporsi al progetto.

Persino l’Istituto Bruno Leoni, spesso additato persino da Berlusconi come punto di riferimento per l’economia, afferma con chiarezza che i benefici dell’opera, sia economici sia ambientali, sono inferiori ai costi. L’inesistenza di una domanda di trasporto, passeggeri e merci tale da giustificare la realizzazione della linea ad alta velocità trova riscontro nel fatto che non vi è alcun soggetto privato disposto ad investire le proprie risorse nel progetto, che sarebbe quindi finanziato interamente a carico del contribuente.”

L’informazione viaggia –nonostante l’Agcom– sulla Rete, senza filtri e senza censure.

Passiamo parola.

Documenti:

I 150 motivi del NO TAV

Le ragioni liberali del NO TAV (Istituto Bruno Leoni)

Alex Zanotelli, sfida alla globalizzazione di M.Lancisi

Stiglitz premio Nobel (Corriere della Sera 11 ottobre 2001)

Tobin tax

Studio Università Milano Bicocca su TAV

Comitato No-tubo

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...