Capolinea Italia

Il governo di Berlusconi, salvo colpi di coda, è alle ultime ore. Com’era purtroppo prevedibile il Caimano abbandonerà Palazzo Chigi, ovviamente non per merito dell’opposizione, ma a causa del tracollo economico del paese. Fosse stato per l’opposizione, Berlusconi sarebbe rimasto in sella per tutta la vita.

Sentire Bersani millantare il merito di aver spodestato il Cavaliere è grottesco. Già fece dichiarazioni simili dopo i referendum che almeno mezzo gruppo dirigente PD aveva avversato, oggi si ripete.

Nessuno ha scardinato il Cavaliere, è semplicemente morto il cavallo, cioè l’Italia. Il colpo di grazia, in puro stile “una risata vi seppellirà”, non lo ha dato la cosiddetta sinistra, ma Gabriella Carlucci.

Oggi più che mai ci rendiamo conto del fallimento di un’intera classe dirigente, che continua tuttavia a restare ancorata al potere. Chi è causa del male non può esserne anche la cura ed è dunque evidente che questa classe politica, rimasta di fatto immutata per decenni, dopo aver fatto sprofondare l’Italia non potrà farla riemergere.

Monti, uomo della Goldman Sachs e degli altri “poteri forti”, non è il padreterno. Era commissario europeo, ovvero uno di quei superministri della UE, scelti dalle multinazionali e dalla BCE, che prendono decisioni sulla testa di milioni di cittadini europei. Nessuno li ha votati, ma l’accordo di Maastricht (articolo 157 del Trattato) affida a loro un potere sconfinato. Monti oggi tornerà a fare il commissario. Il commissario scelto dall’Europa per far fare all’Italia quello che serve per evitare il tracollo dell’economia continentale. Monti sarà una medicina amarissima per gli italiani.

Una medicina inevitabile. Persino i partiti che oggi chiedono le elezioni, sebbene per motivi diversi, sanno che quasi sicuramente il voto immediato (che per i tempi italiani significa tra quattro mesi) non ci sarà.

Il voto immediato, alla faccia di quello che dice l’Europa, sarebbe uno scatto d’orgoglio della politica. Uno scatto d’orgoglio che tuttavia la politica non può più permettersi. Orgoglio e dignità della politica ormai hanno uno “spread” che rasenta le vette dell’Everest.

A decidere il calendario della politica è oggi soltanto l’economia. I politici hanno demandato tutto all’economia, da anni. L’Italia, come e peggio del resto dell’Europa, è politicamente commissariata da anni. Ieri sentivamo parlare di venti di crisi finanziaria anche il Francia, la grande Francia del sogghignante Sarkozy.

E’ il sistema economico che è sbagliato. Ma ragazzi, un’economia non può “crescere” per sempre, lo capisce anche un bambino. Per continuare a “crescere” oltre un certo limite l’unico modo è quello di sacrificare i diritti…e allora forse è meglio cominciare a trovare un altro modo, un altro sistema economico. Ma per fare questo la politica deve recuperare il diritto, perso da anni, a scegliere.

La politica deve recuperare quel diritto alle scelte che questa classe politica ha svenduto all’economia da anni. Ma per farlo non basta un governo tecnico o tecnico-politico. Queste sono alchimie che possono durare qualche mese o anche un paio d’anni, ma senza una nuova seria classe dirigente il tutto sarà inutile. Sanguinosamente inutile.

Nella seconda puntata di Servizio Pubblico, Marco Travaglio ricordava giustamente come l’Italia sia il paese delle rivoluzioni senza epurazioni. Il termine epurazione sembrerà forse duro, usiamo “ricambio” se preferite, ma il senso è quello. Senza tornare alla mancata sostituzione di molti gerarchi fascisti redenti sulla via della nuova Repubblica nel 1946, basta andare ad analizzare chi sono oggi i “big” della politica nazionale.

Abbiamo avuto e, salvo sorprese, avremo fino a domani sera un governo in cui ai ruoli chiave dell’economia avevamo Tremonti, Sacconi e Brunetta, ovvero le seconde linee dell’entourage economico del PSI di Craxi. Abbiamo un cosiddetto terzo polo guidato dall’ex portasandali di Arnaldo Forlani e dal delfino di Almirante. Quanto a Rutelli poi, basta la sua biografia a dire tutto. La sinistra è, purtroppo, sempre la stessa, ancora vittima e carnefice di sé stessa nella Svolta della Bolognina.

Nel momento della caduta di Berlusconi si riesumano addirittura e si elevano al rango di primattori personaggi come Paolo Cirino Pomicino, Lamberto Dini e Giuliano Amato. Ormai manca solo Andreotti a completare il quadro.

I big della politica attuale insomma non sono altro che le seconde linee della Prima Repubblica. Che speranza possiamo avere se teniamo questa classe politica?

La risposta può essere il “Big Bang” di Renzi? Teoricamente si potrebbe anche dire di sì, ma se il PD per darsi un senso ha bisogno di Giorgio Gori, forse qualche dubbio è più che legittimo. La sinistra, del resto, una prima rottamazione l’ha già fatta del 1990/91, nel momento del passaggio dal PCI al PDS. Ad essere rottamate furono però le idee e la storia del movimento comunista, non i gerarchi. Nel successivo passaggio dal PDS-DS al PD è stato cancellato quel che restava dei principi della “vecchia” sinistra. In entrambi i casi il regista delle operazioni, prima come responsabile propaganda, poi come segretario designato, fu Waterloo Veltroni.

In Parlamento giace da quattro anni una legge di iniziativa popolare supportata da 350.000 firme di cittadini, raccolte in un solo giorno, l’8 settembre 2007. Le richieste: massimo due mandati, non candidabilità dei condannati, ripristino del voto di preferenza. Monti vorrà/potrà finalmente far varare una legge per ripulire il Parlamento da una classe politica responsabile del tracollo politico, sociale, culturale ed economico del paese?

Ripartiamo da qui, andiamo oltre i mesi del governo Monti-Draghi, iniziamo a costruire una vera Terza Repubblica.

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