La Rivoluzione della cittadinanza attiva

Viviamo in un Paese incredibile. Siamo un popolo di vincenti, o perlomeno di vincitori. A prescindere. Qualunque cosa accada noi vinciamo sempre, tutti. Quando non è così, cambiamo pelle. I più smaliziati prendono una breve rincorsa, se necessario fanno un bel carpiato, spiccano un breve volo e planano sul carro (ovviamente) dei vincitori.

Fino a ieri si pensava che la politica si potesse fare solo con e/o nei partiti. Oggi le elezioni locali hanno dimostrato finalmente il contrario. Sono però settimane divertenti. Nella crisi del Paese, che è crisi di sistema, qualche piccola soddisfazione bisogna pur prendersela. Non per dire “ve l’avevo detto”, ma per passare finalmente all’azione. Perché, se ancora non fosse chiaro, non sono solo i partiti ad essere morti. C’è una società intera da ricostruire.
Per inseguire i dogmi della crescita economica e della finanza creativa abbiamo distrutto un mondo, ora dobbiamo costruirne uno nuovo, partendo quasi da zero.
La sfida che abbiamo davanti non è banalmente quella di trovare un nuovo leader o di trovare un nuovo partito in grado di “salvarci” dalla crisi. Se c’è un messaggio che spero arrivi chiaro è che non esistono messia, non esistono ricette valide e universali. Esistono invece molte intelligenze, giovani, competenti, appassionate e pragmatiche che, quando entrano in condivisione, possono fare cose incredibili.


Sui giornali leggiamo del successo del M5S come se fosse il successo di un nuovo partito, pieno di giovani e di buone idee. La realtà, che i giornali e i partiti (quelli veri) non riescono o probabilmente non vogliono capire è che c’è anche dell’altro. Molto altro. E’ un modo diverso di ragionare. Non ci si arriva in un momento, ma è il frutto di un lungo cammino di affinamento, che ha visto passaggi importanti e che oggi può regalarci un Paese nuovo.
Il futuro non è necessariamente Grillo e neanche il suo MoVimento. Il M5S è il frutto di un cammino e non è, necessariamente, l’approdo. L’approdo, anzi, non esiste, né può esistere. In passato abbiamo vissuto nell’illusione che l’ideologia politica potesse generare un modello di società perfetto e immutabile, un approdo da cui non muoversi più. Oggi sappiamo invece che il mondo cambia così rapidamente che costruire un modello perfetto o perlomeno valido per un lungo periodo è impossibile. Il mondo cambia e con esso deve cambiare il modello. Per cambiare il modello va però cambiata la politica, che non può essere più quella dell’ideologia, ma deve essere quella della condivisione, della messa a sistema di idee e progetti diversi. In quest’ottica si capisce come strumenti monodirezionali di potere come i partiti o di informazione come la televisione non siano più idonei alle sfide che ci attendono.
Il futuro è nel recupero delle intelligenze, nella condivisione dei progetti, nella loro attuazione, nella partecipazione attiva, nel rifiuto di ogni concetto di delega politica. Non è necessario che sia un movimento piuttosto che un altro a governare, è importante che tornino a vincere le idee. Una volta restituita la politica alla progettualità e alle idee, solo allora torneranno ad aver senso i movimenti politici. I partiti di oggi non ce la possono, oggettivamente, fare.
Anche gli strumenti dunque devono necessariamente cambiare e si deve passare dalla mono-direzionalità alla multi-direzionalità. I partiti come li conosciamo oggi non possono farlo, giornali e televisioni nemmeno.
Il futuro credo debba nascere su aggregazioni di liberi cittadini ben informati, disposti a mettere in condivisione il proprio pensiero e di impegnarsi in prima persona per realizzarlo. Senza delegare più niente a nessuno, tantomeno ai partiti.
Oggi possiamo dar vita finalmente a quella Rivoluzione di cui scrivo da tempo e con cui avrò forse anche annoiato chi ha la pazienza di leggere le mie riflessioni.
Scusate una digressione autobiografica, ma ne sento l’esigenza per chiarire meglio i passaggi. Ho iniziato a far politica attiva nel 2004, a 23 anni, nel movimento civico di Viva Sansepolcro. Mi presentai con una semplice lettera, indicando quelli che ritenevo i punti fondamentali di un futuro programma amministrativo per la città. Rileggendo quel testo dopo anni mi viene un po’ da sorridere, sia per l’ingenuità di alcune idee, sia per la veemenza con cui le sostenevo.
Confrontando le mie idee con quelle degli altri e studiando seriamente le tante materie che affrontavo in quel testo, oggi posso dire di avere una visione più chiara delle cose. Ho cambiato idea sulla maggior parte di quelle proposte ed ho imparato che in politica, come nella vita, non devono esistere dogmi. Nessuna idea è giusta a prescindere, nessuna è sbagliata. Tutto è in divenire.
Nel 2006 il nostro movimento decise di sostenere una vasta alleanza, comprendente anche alcuni partiti dell’allora opposizione. In quella esperienza, che col senno di poi si è rivelata purtroppo disastrosa, le tesi civiche vennero ben presto messe da parte.
Dopo i primi mesi, in cui cercai –lo ammetto– di difendere l’indifendibile, mi resi conto come tutti i miei amici della lista che avevamo imboccato una strada senza uscita. Stava a noi scegliere se adeguarci oppure continuare a portare avanti le battaglie di interesse collettivo. Alcuni di noi scelsero, purtroppo, la prima strada. Tutti gli altri scelsero insieme a me la seconda. Furono due anni di lotta durissima, che finirono con l’inevitabile espulsione della nostra lista civica dalla giunta comunale.
In quegli anni ho continuato la mia “ricerca” e mi sono avvicinato soprattutto alle tematiche dell’ambiente e dell’energia, studiando le teorie di Paul Connett (che ho conosciuto in una sua conferenza a Perugia) sulla strategia Rifiuti Zero, le teorie di Eddy Salzano e di altri autorevoli urbanisti sulla gestione delle città del post-boom edilizio, le innumerevoli ricerche e applicazioni in tutto il mondo nel campo delle energie rinnovabili, le mille battaglie per la difesa dei beni comuni, a partire dall’acqua pubblica.
A fine 2007 ho fondato insieme ad alcuni amici il Meetup dell’Altotevere, un primo gruppo di giovani pionieri del pensiero che oggi trova la sua espressione nel M5S. Ai tempi eravamo quattro gatti, pieni di speranze e di idee. Ci fu purtroppo poco seguito, dopo un anno di riunioni quasi settimanali lentamente rallentammo i ritmi. Eravamo, probabilmente, troppo in anticipo.
Le idee però continuavano a circolare in Rete, nascevano i primi programmi autentici, le prime liste a 5 stelle. Nel 2009 Luigi De Magistris e Sonia Alfano si candidarono alle elezioni europee come indipendenti dell’IDV. Era il primo passo “forte” di ingresso nelle istituzioni. Ottennero un mare di voti. In quei mesi molti di noi ritennero giusto avvicinarsi all’IDV, pensando fosse ormai maturo il tempo per la nascita di un grande movimento civico nazionale. Questo però purtroppo non accadde. L’IDV, nonostante l’interesse per le tematiche poste dal “popolo” della Rete, rimase ancorata agli schemi delle alleanze partitiche, rimanendo strettamente legata al patto con il PD pur a costo di cadere in profonde contraddizioni (vedi candidatura del pregiudicato De Luca alle regionali in Campania nel 2010). Quei tanti giovani che avevano creduto in una svolta, portando il minuscolo partito di Di Pietro fino all’8%, compresero che su quella strada non si andava da nessuna parte. Stracciai, come tanti altri, la mia tessera. Con un certo dispiacere, lo ammetto, vista la qualità e la genuina determinazione delle ragazze e dei ragazzi dell’IDV locale. Senza contare che una di quelle ragazze, poi, è diventata mia moglie…
Nel 2011 infine ho completato idealmente il percorso con la candidatura a Sindaco di Sansepolcro, a soli 30 anni, presentandomi con la lista civica e senza nessun partito. Il risultato elettorale è stato poco significativo, ma è stato idealmente l’avvio di un percorso nuovo.
Oggi, dopo otto anni di lotta, vedo finalmente realizzate le premesse di un pensiero politico che sembrava destinato all’eterna utopia. Forse sarà solo l’ennesima illusione, ma sperare è sempre lecito, anzi, doveroso. Ho sempre creduto nella possibilità di fare politica sulla base della concretezza e del buon senso, rifuggendo dalle logiche dei partiti. Su questa impostazione ho fondato tutte le mie scelte, spesso con testardaggine e a volte prendendo anche delle clamorose cantonate.
Molto spesso -questo è il rischio che corrono gli amici del M5S- l’entusiasmo dei giovani viene utilizzato come leva per personaggi che cercano, infilandosi nella lista “del momento”, di fare carriera. Capita fin troppo spesso e bisogna starci attenti. Bisogna usare subito l’antidoto. Bisogna mettere regole come quella del limite dei due mandati, della non appartenenza a partiti e soprattutto della gestione orizzontale e non verticistica della lista, con quell’invenzione delle “dimissioni in bianco dei candidati” che poteva nascere soltanto da un gruppo formato in larga parte da giovani, fin troppo spesso precari.
In questi otto anni di attività politica, vissuti tutti intensamente all’interno di realtà civiche ho imparato, pagando sempre ogni insegnamento con grandi delusioni anche personali, che in un movimento politico devono esserci regole chiarissime sul sistema delle candidature, sul controllo dell’operato degli eletti (con la possibilità di “licenziarli per giusta causa” in ogni momento), sull’indipendenza assoluta di azione (che si traduce in “niente patti con i partiti”) e sull’attivismo popolare.
Non è un caso che, in questi anni, le maggiori soddisfazioni ed i risultati più importanti non siano stati il frutto di atti consiliari, ma di battaglie combattute sulla pubblica piazza. Fossimo passati per il Consiglio Comunale anziché attraverso la partecipazione popolare oggi avremmo le case popolari a Santa Chiara, avremmo nuove inutili ville su una collina dalla storia straordinaria e dall’assetto idrogeologico precario, ecc…
La democrazia si può esprimere in molteplici forme e non è necessario far parte di un consiglio comunale, né avere incarichi di alcun tipo. Esistono tanti strumenti, a partire dalle petizioni popolari, attraverso i quali possiamo incidere con energia sulle scelte amministrative. Serve però una cittadinanza vigile, che non stia a guardare e non deleghi più nulla.
“Servono cittadini attivi, non candidati” scriveva qualche giorno fa Vito Crimi, uno dei giovani del M5S. Questo deve essere lo spirito. Chi ha già una onesta storia politica alle spalle può portare contributi di conoscenza e di memoria, fondamentali per chi dovrà poi amministrare, ma è bene che lasci spazio agli altri. La nuova generazione della politica, locale e nazionale, non può nascere in chiuse segreterie di partito, né in corridoi di palazzo, ma sulla pubblica piazza, intesa sia come luogo fisico di incontro che come luogo virtuale-digitale di confronto.
Chi fosse interessato a proporre qualcosa di positivo e di utile per la città non deve delegare le proprie idee e i propri progetti ai partiti, ma deve organizzarsi insieme ad altri cittadini ed impegnarsi direttamente. Se volete, la nostra associazione vive per questo. Da sempre.
Così si cambia la politica, così si cambia il Borgo, così si cambia l’Italia. Finalmente.

Mirco Giubilei

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