Reagire (democraticamente) allo schifo

Nei talk show ci mettono ormai quotidianamente in guardia dall’anti-politica (termine con cui “simpaticamente” vengono definite le realtà politiche, MoVimento 5 Stelle in primis, che non hanno mai partecipato alla spartizione del potere), ma la cronaca detta ormai dei ritmi insostenibili persino per i giornalisti, o sedicenti tali, più zelanti e allineati al potere. Sta nuovamente franando il sistema dei partiti, come nel 1992, ma con effetti ancora più roboanti.

Alla base della clamorosa inchiesta “Mani Pulite” c’era il finanziamento pubblico dei partiti, il vero “carburante” della corruzione.

Conoscete la storia: nel 1993 un referendum spazzò via a furor di popolo il finanziamento pubblico ai partiti, ma questi ultimi subito dopo approvarono una leggina che cambiava loro il nome in “rimborsi elettorali”. Da allora il flusso di denaro che entra nelle casse dei partiti, uscendo dalle nostre tasche, è più che decuplicato.

Immaginate lo scandalo del 1992 e consideratene la principale causa scatenante. Fatto? Bene, ora decuplicate quel carburante…e immaginate quale immane giro di corruzione e spreco di denaro pubblico abbia caratterizzato la cosiddetta Seconda Repubblica, ovvero il Ventennio del grande Inciucio tra il cosiddetto centrodestra e il cosiddetto centrosinistra.

Vi stupisce Er Batman? Vi stupiscono le vacanze di Formigoni? Vi stupiscono gli appalti dati da Errani all’impresa del fratello? Vi stupisce il sistema-Sesto di del braccio-destro-di-Bersani Penati? Vi stupiscono i ladrocini del dopo-terremoto in Abruzzo?

Ecco, pensateci un attimo e poi domandatevi cosa fare per reagire. Nella cabina elettorale la prossima primavera, ma non solo.

L’Italia è un Paese incredibile, quasi irreale. In qualunque altra parte del mondo sarebbero successi dei casini incredibili, invece qua da noi nulla o quasi.

Cresce però la rabbia dei cittadini. In Grecia, paese molto simile a noi in quanto a “qualità” della classe politica, la gente scende in piazza, lotta e giunge anche a gesti estremi.

In Spagna il termine “indignados” ormai non basta più a spiegare la grande protesta popolare.

In Italia la rivoluzione si fa al bar. Tutti si lamentano, ma nessuno scende in piazza perché “non si sa mai”. C’è troppa paura di pestare i piedi al potere. Un potere che ci sputa addosso e che ci umilia, senza conoscere più limiti, nemmeno alla decenza. Un potere che è stato fedelmente spalleggiato da sempre da un’informazione da quinto mondo.

Allora, reagiamo pure all’Italiana, con pacatezza e compostezza, ma concretamente.

Mandiamoli tutti a casa democraticamente.

Le elezioni si avvicinano e per molti partiti rappresenteranno il capolinea.

L’alternativa a Monti, alla bancocrazia figlia di una partitocrazia malata e in liquidazione, è nella democrazia diretta. I salvatori della Patria non esistono ed è ora che gli italiani la smettano di attendere il Messia capace di risolvere i problemi. Non esiste! NON E-SI-STE!

Bisogna rimboccarsi le maniche e smettere di delegare. Smettere di dire che sono solo loro, i politici, a rubare e a ridurre il nostro bel Paese a un circo Barnum.

Sì, è vero, sono loro –materialmente- a rubare, ma chi glielo permette? Chi sarà, quando si ripresenteranno alle elezioni (perché lo faranno, statene certi) che li ri-voterà?

E’ ora di smettere di credere che basti mettere una X su una scheda elettorale per delegare agli altri il nostro futuro. Ognuno di noi è artefice del proprio destino, insieme lo siamo del destino del Paese.

Se abbiamo il coraggio di cambiare completamente sistema, rompendo questo meccanismo perverso della delega in bianco, allora saremo finalmente, dopo 151 anni, dei cittadini.

Altrimenti resteremo solo dei sudditi o, se preferite, dei complici.

 

 

 

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