GattopardItalia – fine della fiera

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Sono passati più di venti giorni dalla condanna definitiva di B. e, ovviamente, nulla è cambiato. Senza entrare nel merito delle accuse e della sentenza, limitiamoci ai dati di fatto:

1)      In qualsiasi altro paese al mondo B. non avrebbe potuto nemmeno ipotizzare di fare politica fin dal 1994, sia per i palesi conflitti di interesse che per le indagini già allora in corso nonché le prescrizioni già godute, a partire da quella sulla P2;

2)      B. guida da venti anni il polo liberale e liberista pur essendo titolare di un monopolio. Non c’entra nulla con la storia della Destra europea, né tanto meno del liberalismo (2bis – i veri liberali in Italia non esistono più dai tempi di Luigi Einaudi);

3)      B. ha la sua quota, grande, di responsabilità politica nell’attuale palese fallimento dell’Italia, avendo governato per 11 degli ultimi 20 anni. Anche se le cose peggiori (ovvero tutte le firme su tutti i Trattati Europei degli ultimi anni, devastanti per il nostro futuro) sono state fatte dal cosiddetto centrosinistra, B. ha la responsabilità di non aver fatto nulla di quella “rivoluzione liberale” di cui ha tanto blaterato per anni;

4)      Oggi B. regge in maniera determinante un Governo che palesemente era quello voluto dalla BCE (prosecuzione del precedente Governo Monti, che aveva la stessa maggioranza). Se avessero voluto un governo diverso avrebbero cancellato il Porcellum prima (ne hanno avuto tutto il tempo). Ne scrissi già in tempi non sospetti, quando ancora in tanti credevano che con un voto al PD di Bersani si sarebbe potuto “smacchiare il giaguaro” (Berlinguer scusali, perché – si spera – non sanno quello che fanno!). La barzel-Letta del Governo di larghe intese nato come conseguenza del rifiuto di Grillo di regalare voti al PD (in nome di quale programma se quello del PD è praticamente identico a quello del PDL? Bah!) non regge;

5)      Da venti giorni, in presenza di una sentenza definitiva, si discute solo del modo in cui azzerarne il contenuto. Anche se i magistrati, per assurdo, avessero sbagliato il nostro ordinamento prevede la presunzione fino al terzo grado di giudizio, ma non oltre. Fino al 28 luglio si poteva legittimamente presumere l’innocenza di B., dopo no. Le sentenze, tutte le sentenze, vanno accettate. Non solo quando fa comodo. Esiste tuttavia una Giunta per le Elezioni che deve sancire la “decadenza” di B. da senatore con un voto (cosa è, un quarto grado “politico” di giudizio?). La Giunta è presieduta da un senatore della sedicente opposizione di Sel e sta assicurando già un altro mese di tempo a B. per inventarsi qualche via d’uscita in extremis;

6)      Napolitano, che è stato rieletto apposta per essere granitico garante del patto di potere PD+PDL, annuncia che in caso di richiesta di grazia per B. (e smettiamola di chiamarla agibilità, per favore!) “la prenderebbe in considerazione”(e i gradi diventano cinque…). Un vero Presidente della Repubblica, tipo Sandro Pertini, sarebbe andato di persona al Senato a cacciare B. a calci e sicuramente il suo piede non si sarebbe fermato al solo Uomo del Predellino (anche perché trovarlo in un’Aula parlamentare è una missione praticamente impossibile), ma avrebbe operato una “pedestrian suasion” su diversi suoi sodali del PDL e, soprattutto, del PD!

7)      Da oltre venti giorni il paese è completamente bloccato, ancora più del solito, per i casini giudiziari di un pregiudicato, tra l’altro in attesa di altre sei sentenze (che succederebbe in caso di altre condanne, il P2L chiederebbe l’intervento dell’ONU?).

Siamo alla farsa finale, ma è una farsa drammatica per tutti noi. Ci anestetizzano con una irreale “ripresa” bombardandoci con la favo-Letta dello spread che scende (anche se in realtà scende solo perché la Germania sta leggermente rallentando) e intanto le fauci della Troika continuano a mangiare voracemente pezzi di sovranità territoriale alla Grecia e, in rapida prospettiva, in Italia.

L’Italia è un Titanic e questi ancora ballano. La farsa non può durare ancora a lungo e per il bene di tutti è urgente l’intera orchestra, a partire dal Direttore Re Giorgio, innominabile distruttore di intercettazioni sulla Trattativa Stato-Mafia, lasci la nave.

“In nome di Dio, andatevene!” (Oliver Cromwell, 1653 – sembra oggi)

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